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Coronavirus. Ganga: "Utilizzo lavoro agile va affidato a contrattazione"

Roma, 21 maggio 2020 - “È indubbio che rafforzare la strada dello “smart working” facendola diventare una modalità ordinaria dell’organizzazione della pubblica amministrazione potrà essere utile”.  Lo dichiara in una nota il Segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. “La scelta del lavoro agile potrà aiutare il decongestionamento degli uffici pubblici, con conseguenti risparmi generali dell’Amministrazione sui costi di servizio e di manutenzione, favorendo, così, una minore pressione sulle aree intasate dei grandi agglomerati urbani dove gli uffici hanno normalmente sede, migliorando la conciliazione fra vita e lavoro, specie per le donne lavoratrici e garantendo una maggiore responsabilizzazione dei dipendenti. Riteniamo, tuttavia, che un aumento percentuale del suo utilizzo, pressoché minimo fino alla sua forzata introduzione dovuta all’emergenza sanitaria in corso, dovrà prevedere - oltre ad una necessaria semplificazione normativa - il rafforzamento dei princìpi che attualmente lo regolano, per consentire ai lavoratori coinvolti di poter fruire di tutte le tutele correlate in via ordinaria all’orario di lavoro finora tradizionalmente inteso, che necessitano di approfonditi momenti di confronto con il sindacato, sia in sede centrale, nella definizione delle regole generali, sia in sede decentrata, di singola amministrazione, il solo luogo dove si possa attagliare al meglio l’istituto dello “smart working” con le esigenze proprie ed i tempi più idonei. Come abbiamo ribadito in un recente confronto con il Ministero competente, qualsiasi scelta in ordine all’utilizzo del lavoro agile dovrà necessariamente essere affidata, infatti, alla materia contrattuale. Questo potrà aiutare a colmare gli attuali vuoti rispetto al sistema delle relazioni sindacali, che in materia di “smart working” oggi sono limitate alla sola informazione, recuperando tutte quelle forme di confronto e partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori oggi non previste, evitando difformità applicative rispetto al medesimo istituto”.

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