Mezzogiorno. Furlan: "Se non si crea sviluppo e lavoro, la decontribuzione non sarà sufficiente"

25 novembre 2020 -  “I dati della Svimez di ieri sono drammatici. Ed è alquanto evidente, come già aveva messo in luce la Banca d’Italia, che tutte le previsioni di crescita del Pil nel 2021 circolate in questi mesi non sono assolutamente reali o credibili”. Lo ha detto oggi la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, che ha concluso in webinar il Consiglio Generale della Cisl Sicilia. “Il Mezzogiorno ha una situazione di caduta del Pil molto più grave del resto del paese, a causa della pandemia. La maggioranza dei posti di lavoro che sono già saltati si trova in gran parte proprio nelle regioni del Sud, soprattutto tante donne sono piombate nell’area della disoccupazione, della precarietà e della povertà”, ha sottolineato la leader Cisl.

“La decontribuzione per chi assumerà nel Mezzogiorno è certamente un provvedimento utile ma del tutto insufficiente. Se non si creano le condizioni per lo sviluppo, se non si favorisce la nascita di nuove imprese, senza investimenti pubblici, infrastrutture moderne, digitalizzazione, innovazione, formazione, servizi sociali adeguati, gli strumenti di defiscalizzazione non saranno sufficienti o saranno parzialmente efficaci”, ha aggiunto la Furlan. “Se poi non troviamo nel nostro paese, soprattutto nel Mezzogiorno, la capacità di progettare e di gestire le risorse per attuare i progetti, è evidente che tutto questo pregiudica il futuro dei giovani e delle famiglie. Questo è un male antico nel nostro paese”, ha sottolineato la Furlan che sul tema del Next Generation Eu ha ricordato come l’Europa “abbia raccomandato a tutti i Governi di utilizzare il metodo del dialogo sociale per individuare le priorità nell’utilizzo delle risorse che l’Unione Europea ha messo in campo. Ma il nostro Governo è fortemente in ritardo. Non si è compreso che ci deve essere un filo logico tra la legge di bilancio, l’utilizzo oculato delle risorse del Recovery Fun ed anche del Mes per rafforzare la sanità pubblica, nonostante le nostre tante mobilitazioni e le richieste di convocazione siano ancora in attesa di un confronto vero con il Governo su questi temi cruciali. Lo abbiano detto con chiarezza al Presidente del Consiglio che non esiste coesione sociale se si lasciano fuori dalla condivisione sulle necessarie scelte economiche il sindacato ed i corpi collettivi”.

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