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Lavoro. Sbarra: "Rilanciare formazione, capitale umano e politiche attive per raccogliere la sfida della ripartenza"

1 dicembre 2020 -  “Il rilancio di politiche attive, del capitale umano, di ammortizzatori sociali semplificati ed universali rappresenta la grande sfida dell’oggi. Quando finirà il blocco dei licenziamenti dovremo gestire una difficile transizione, con tante aziende che avranno bisogno di ristrutturarsi. Bisogna che il Paese sia pronto, con strumenti attivi e passivi capaci di assicurare a tutti protezione e promozione, orientamento e riqualificazione, accompagnamento e sostegno al reddito. Purtroppo in Manovra c’è molto poco di tutto ciò: un fondo di 500 milioni che non basta neanche a cominciare la costruzione di questa nuova infrastruttura”. Così Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl, che oggi ha partecipato al webinar sulle politiche attive ed il Fondo nuove competenze organizzato dalla Usr Lazio.

Il numero due Cisl ha sottolineato le priorità da mettere in cima nell’agenda lavoro: “Nell’immediato c’è da portare la Naspi a 36 mesi senza decalage e da miglioare al DisColl, da reintrodurre l’assegno di ricollocazione per i percettori di Naspi, da potenziare i contratti difensivi ed espansivi. Vanno poi cancellati per tutto il 2021 i limiti imposti dal Decreto Dignità sui rinnovi a tempo determinato e sbloccato un grande investimento sulla formazione e le competenze digitali che metta a frutto ogni euro dei nuovi fondi Ue e del Fondo nuove competenze. Dobbiamo saper utilizzare questa nuova leva contestualmente ai Fondi interprofessionali per finanziare la formazione dei dipendenti sulla base di progetti condivisi. Bisogna garantire interventi strutturali, selezionare insieme i destinatari dei progetti. Va assicurata la qualità della formazione e vanno costruiti meccanismi solidi di certificazione delle competenze. Abbiamo bisogno di accordi capaci di coinvolgere molti più lavoratori, specialmente nelle PMI. Soluzione che va cercata nella dimensione territoriale della contrattazione e della bilateralità. Serve un confronto non ideologico, costruttivo, autenticamente concertato, che supporti il ruolo autonomo dei corpi intermedi e promuova una stagione di riforme vicine alla persona, capaci di rispondere alla crescita ed allo sviluppo del lavoro, delle comunità produttive, del Paese”.

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