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Infortuni. Colombini: "Quadro tutt’altro che accettabile per un paese civile, anche alla luce di quanto accaduto a livello mondiale"

30 dicembre 2020 - “L’odierna comunicazione dell’Inail, relativa ai dati sugli infortuni mortali e gravi e sulle malattie professionali denunciati, evidenzia un quadro tutt’altro che accettabile per un paese civile, anche alla luce di quanto accaduto a livello mondiale”. Lo dichiara in una nota il Segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini. “Oltre al non dover attribuire completamente al contagio da Covid-19 i dati che vengono presentati dall’Inail, considerato che non vi è nella comunicazione data una differenziazione causale che ci riporta immediatamente a quanto accaduto solo pochi giorni fa, all’infortunio mortale accaduto in un’impresa familiare di produzione di fuochi d’artificio (costata, ancora una volta, in termini di vite umane, la perdita di 3 persone), non si possono trascurare alcune ragioni alla base dell’andamento non omogeneo dei dati.
Pur considerando l’andamento del fenomeno, nel corso dei mesi del 2019, non si può negare che da parte di molti datori di lavoro non vi è stata la denuncia di infortunio all’Inail a fronte dei casi di contagio registrati in ambito lavorativo. Per alcuni mesi i datori di lavoro non hanno inviato la denuncia, inizialmente per evidente non conoscenza, motivo che ha spinto l’INAIL a produrre circolari esplicative.
E’, difatti, evidente come, al di là degli effetti determinatisi dall’avvio della “secondo ondata” di contagi, l’aumento registrato delle denunce conferma la crescita, della consapevolezza delle figure apicali del dover andare necessariamente a ricondurre a infortunio i casi di contagio rilevati in ambito lavorativo. In questo, la significativa inflessione delle denunce in merito agli infortuni in itinere che, se di certo determinata dal minor spostamento dei lavoratori, considerato lo smart working, molto è dipesa dal non voler, comunque, ricondurre ad infortunio in occasione di lavoro i possibili contagi avvenuti a causa dell’utilizzo di mezzi pubblici. Solo nei prossimi mesi si potranno avviare riflessioni su quanto è stato fatto in termini concreti di tutela degli occupati nei posti di lavoro, attuando efficacemente le misure previste dai protocolli aziendali, risultati lo strumento operativo più adeguato per fronteggiare il rischio di contagio negli ambienti di lavoro, non potendo non sentirsi vicini, in queste festività, a tutti coloro che hanno avuto perdite o sofferenza a causa di quanto accaduto, specie nel settore della sanità e dell’assistenza e cura, l’impegno per un 2021 diverso, non può mancare.
Alla vigilia di un nuovo anno che porta con sé un impegno di ripartenza e rinascita complessivi, l’obiettivo dell’eliminazione degli infortuni e delle malattie professionali, non può non essere tra le priorità di tutti”. 

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