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Terziario. Fisascat Cisl: “Le associazioni imprenditoriali tornino ai tavoli di trattativa”. Oltre 3 milioni di lavoratori del settore ancora senza Ccnl

Roma, 19 settembre 2017. Se  si pensa che  il terziario privato è il settore prevalente dell’economia italiana, sia per fatturato che per numero di occupati e ore lavorate, con un +2,7% di crescita su base annua, oltre 16milioni di addetti e più di 7 milioni e mezzo di ore lavorate, secondo i più recenti dati Istat, risulta quantomai singolare che  più di tre milioni i lavoratori del commercio, turismo e servizi  siano ancora senza contratto nazionale di lavoro. Una situazione paradossale se    E’ la Fisascat, la federazione sindacale del commercio, turismo e servizi della Cisl, a lanciare l’allarme in occasione della riunione del Comitato Esecutivo di categoria eletto dall’ultima tornata congressuale, riunitosi a Roma per fare il punto sui negoziati contrattuali e sullo scenario economico e sociale.
«Il terziario conferma il trend positivo di crescita soprattutto nei servizi e nel turismo, comparti in crescita che possono contribuire al rilancio della competitività del nostro Paese» ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Pierangelo Raineri. «Ma bisogna anche puntare alla qualità del lavoro se davvero si vuole incidere sulla qualità delle prestazioni e per farlo è necessario rinnovare i contratti di lavoro scaduti e accelerare sulle trattative aperte» ha aggiunto il sindacalista. 
«Nella distribuzione moderna organizzata oltre 300mila addetti attendono l’applicazione del contratto nazionale di lavoro insieme ai 70mila addetti della distribuzione cooperativa per i quali i negoziati registrano dei rallentamenti inaccettabili a quasi quattro anni dalla scadenza del contratto» ha sottolineato Raineri.  
«Nel turismo sono ancora sprovvisti di contratto nazionale i 500mila addetti dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva e delle agenzie di viaggio nonostante il 2017 sia stato l’anno record in termini di presenze e pernottamenti per il Bel Paese» ha aggiunto.
«Ma l’apice del paradosso si raggiunge nel comparto dei servizi privati dove da quasi cinque anni oltre mezzo milione di addetti delle imprese di pulizie/multiservizi e più 250mila addetti del comparto socio sanitario assistenziale attendono un rinnovo contrattuale che definisca aumenti economici dignitosi, ristabilisca le regole nel far west degli appalti e contrasti le logiche al massimo ribasso e il mancato rispetto delle norme nei cambi di gestione, che incidono negativamente sulla qualità del lavoro e sui livelli retributivi di milioni di lavoratori» ha affondato il sindacalista.
«Il nostro appello, rivolto alle associazioni imprenditoriali - ha concluso - è quello di tornare ai tavoli di trattativa con l’intento di siglare i nuovi contratti nazionali di lavoro con un rinnovato senso di responsabilità sociale di impresa, anche per arginare il crescente fenomeno del dumping contrattuale, da contrastare attraverso intese sulla rappresentanza e su un nuovo modello di relazioni sindacali che affermi la validità della contrattazione e definisca gli ambiti di intervento dei due livelli, nazionale e decentrato».

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