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Metalmeccanici. Fusione Althea: proclamato lo stato di agitazione in tutte le aziende del settore elettrobiomedicale

Roma, 21 maggio 2018  Circa un anno fa il fondo britannico Permira ha lanciato un'Opa per l'acquisto di un gruppo di aziende del settore elettrobiomedicale: Ebm, Ital Tbs, Crimo Italia, Mesa Italia, Althea ed altre, operanti in molte regioni italiane con circa 1600 addetti complessivi di cui quasi 200 in Umbria.
Nei mesi successivi, completato il percorso burocratico, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e del commercio hanno incontrato l'azienda lo scorso 18 gennaio, come previsto dalle procedure di legge. In quella sede, in assenza di rassicurazioni e chiarimenti sui numeri e gli sviluppi occupazionali e organizzativi dell'operazione, non abbiamo ritenuto opportuno  sottoscrivere l’accordo con Permira, richiedendo invece la condivisione di un piano industriale.
Per Fim, Fiom, Uilm è fondamentale infatti il mantenimento di tutti i presidi territoriali del Gruppo, in particolare quelli che svolgevano un ruolo direzionale nelle singole aziende (come Foligno) e che ora, con l'accorpamento, rischiano di diventare invece periferici. Negli incontri con l'azienda, abbiamo più volte chiamato il management ad uscire allo scoperto rispetto alle prospettive organizzative ed occupazionali, ricevendo però solo risposte vaghe che rimandano i chiarimenti a dopo la fusione delle tante aziende sotto il cappello di Althea, prevista per il 1 luglio 2018.
Riteniamo urgente  entrare nel merito del Piano, visto che negli ultimi mesi si sono palesate gravi lacune nella nuova governance a livello organizzativo e nella risposta ai clienti (per lo più del servizio sanitario pubblico) e su altri aspetti importanti dell’attività, lacune aggravate anche dalle vicende giudiziarie che hanno interessato alcuni soggetti del gruppo. Vista l'importanza di questa partita che chiama in causa  un settore importante come quello della sanità pubblica, riteniamo  non più sufficiente il semplice confronto tra le parti, vista anche la chiusura aziendale alle richieste dei lavoratori.  Per questo, in vista del prossimo tavolo già fissato per il 14 giugno 2018, coinvolgeremo il ministero dello Sviluppo Economico, abbiamo proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale e convocate assemblee in tutti i luoghi di lavoro.
Come  Fim, Fiom, Uilm lanciamo un appello a tutte le Regioni coinvolte affinché contribuiscano a sostenere un piano di sviluppo e rilancio reale dei servizi legati a queste aziende per scongiurare il rischio che il tutto  si riduca solo ad una operazione finanziaria a scapito dell’occupazione e dei servizi.

 

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