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Caporalato. Rota (Fai Cisl): "Ancora nuovi arresti, la politica si confronti con noi"

Roma, 14 Giugno 2018 - “I fatti emersi oggi con due agricoltori che reclutavano migranti nelle campagne di Marsala e di Mazara del Vallo e amavano farsi chiamare ‘padrone’, e un imprenditore agricolo albanese a Vittoria, nel ragusano, che sfruttava connazionali, sono di una gravità inaccettabile, e seguono a pochi giorni di distanza dall’uccisione di Sacko Soumayla, bracciante di San Ferdinando, e dagli altri arresti di Ragusa, dove alcuni caporali sono stati accusati anche di sfruttamento della prostituzione e traffico di esseri umani".  Lo dichiara in una nota il Segretario generale della Fai Cisl Onofrio Rota osservando come gli arresti di oggi per caporalato dimostrino "per l’ennesima volta che il fenomeno rischia di tornare ad essere strutturale in tutto il Paese e per ogni nuova stagione di raccolta dei prodotti. Noi stiamo facendo tanto, ma da soli non possiamo risolvere le tante problematiche che si sovrappongono in contesti di illegalità diffusa e degrado. Per questo, invochiamo una volontà condivisa, con le parti datoriali e le istituzioni, e rivolgiamo un appello al Ministro dell’Interno, a cui abbiamo già chiesto un incontro insieme alle altre organizzazioni di categoria, affinché si prenda atto della complessità del fenomeno e ci si confronti al più presto per rendere operativo, in tutti i territori, quanto previsto nella legge 199 sugli aspetti preventivi. È fondamentale che la politica smetta lanciare slogan sulla pelle dei lavoratori e si confronti con noi”. 

"L’operato delle forze dell’ordine va apprezzato e omaggiato,  - tiene a sottolineare Rota - ma è evidente il bisogno di attivare quegli strumenti che da sempre chiediamo per porre fine allo sfruttamento dei lavoratori agricoli, a cominciare dagli interventi su collocamento, trasporti, alloggi, Rete del lavoro agricolo di qualità.  Anche con la nostra campagna Sos Caporalato – conclude Rota – e con lo stato di agitazione della categoria, proclamato dopo la rottura della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale degli operai agricoli e florovivaisti, vogliamo ribadire che alla nostra produzione agroalimentare, eccellenza del Made in Italy nel mondo, non servono forme di deregolamentazione o giochi al ribasso, ma pochi semplici interventi in grado di innalzare la qualità del lavoro e la dignità di tutti: aumento salariale, nuovi strumenti di welfare, bilateralità, rafforzamento dei diritti individuali e sindacali, regole più rigorose su esternalizzazioni e appalti. Perché è per questi strumenti che passa l’indipendenza della persona, la sua possibilità di realizzazione e di emancipazione da forme di schiavitù indegne di un Paese civile”.

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