Puglia. Bramato (Cisl): "Per rendere dignitoso il lavoro non basta inasprire le regole"

Lecce, 9 novembre 2018. "Relativamente alla vicenda dei circa 190 lavoratori in somministrazione non rinnovati dall'azienda Comdata di Lecce - dichiara Gianni Bramato - serve fare una premessa doverosa: crediamo che nessuno sia nelle condizioni di dire che l'accaduto sia causato esclusivamente dal Decreto cosiddetto Dignità perché, per qualunque legge che regola il mercato del lavoro, occorrono mesi per comprendere gli effetti. La Legge n. 96/18 ha certamente elementi di partenza positivi, come la riduzione del limite massimo di durata nel tempo determinato o la riduzione del numero di proroghe. Ma per rendere dignitoso il lavoro non basta inasprire le regole. Comdata, come altri call center, svolge attività soggetta a volumi forniti periodicamente dai diversi clienti con grande variabilità nei vari periodi dell'anno che richiedono necessariamente, oltre ad una popolazione stabile, un fisiologico utilizzo di lavoro a "tempo determinato" per gestire tali stagionalità (picchi flessi). In tale ottica poco si può rimproverare ad una azienda che negli ultimi tre anni ha stabilizzato circa 350 lavoratori ai quali, come confermato al sindacato dalla stessa in questi giorni, se ne aggiungeranno ulteriori 120 entro la fine dell'anno. In un mondo del lavoro così complicato, non possiamo limitarci a demonizzare il lavoro a tempo determinato. Il contratto a tempo indeterminato è senz'altro un obiettivo ma è difficile, per chi inizia oggi a lavorare, pensare di raggiungere l'età pensionabile sempre nella stessa azienda e con le medesime mansioni. Per incentivare concretamente un'occupazione stabile, oltre all'irrigidimento delle regole, bisogna agevolare economicamente le assunzioni a tempo indeterminato. E questo è un aspetto che il decreto ha trascurato. Piuttosto se parliamo davvero di dignità non possiamo limitarla alla sola "durata" del rapporto di lavoro ma considerarla in ogni giornata lavorativa. Comdata è un'impresa e come tale risponde a logiche economiche, ciò non vuol dire che sia autorizzata a fare ciò che vuole. Giorno per giorno di concerto con le organizzazioni sindacali bisogna trovare soluzioni per rendere la vita di chi ci lavora migliore: ad esempio con il rispetto per i tempi di vita che vengono mortificati da scarsa pianificazione e comunque modifica frequente dei turni. Le esigenze dell'azienda sono note e dettate dal mercato ma bisogna governare con il Sindacato tramite la contrattazione di tale processi: le persone non sono degli oggetti e la dignità dei lavoratori passa anzitutto dalle condizioni lavorative". "Quello che il decreto Dignità ha ingenerato nelle aziende e nel mondo del lavoro, soprattutto qui da noi nel Mezzogiorno, e non solo nel mondo del call center ma in tutti i settori lavorativi, è un immediato disorientamento e incertezza. - afferma Antonio Perrone - Da quanto il decreto è entrato in vigore (luglio 2018) abbiamo incontrato numerose aziende del nostro territorio Salentino con i loro consulenti, su come poter tutelar i lavoratori con contratto a termine non potendoli rinnovare ma nello stesso tempo non potendo stabilizzarli (salvo poche eccezioni), in quanto la ripresa economica da noi stenta a farsi sentire. Per noi Cisl, pur apprezzando le finalità del decreto di voler sostenere il contratto a tempo indeterminato rispetto ai contratti a termine, riteniamo che sarebbe stato più opportuno confrontarsi, governo e parti sociali, per impostare insieme le finalità della riforma legislativa del lavoro, piuttosto che fare l’ennesimo intervento legislativo. Siamo convinti che introdurre nuove regole lavoristiche non crea nuovi posti di lavoro ne riduce la piaga della disoccupazione soprattutto al sud. Per noi lo si fà attraverso una pianificazione degli investimenti, sopratutto nella realizzazione delle infrastrutture utili per ridurre il gap rispetto al Nord e per far ripartire l’economia, le opere per la messa in sicurezza del nostro disastrato e trascurato territorio ed investire nella ricerca ed innovazione".

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