Emilia Romagna. Allarme "morti bianche", nel 2019 sono già 13 le vittime nella regione

Bologna, 6 maggio 2019 - Dall’inizio dell’anno in Italia sono morti 222 lavoratori sui luoghi di lavoro, complessivamente oltre 400 lavoratori (compresi gli infortuni in itinere e sulle strade), 33 solo nei settori agricoli ed edilizia.
I dati Inal ci dicono che negli ultimi tre anni le denunce d'infortunio sono aumentate dello 0,6%, fino a raggiungere il numero di 641.000 in tutta Italia, con un incremento del 2,2%.

Secondo i dati elaborati dalla Cisl regionale, sono tredici le vittime sul lavoro in Emilia Romagna dall’inizio dell’anno: Bologna (3), Ferrara (1) Parma (3) Reggio Emilia (1) Piacenza (2) Modena (1) Forli (1) Rimini (1).
Dato drammatico che si aggrava ancora di più se si considera che gli infortuni sul lavoro dall’inizio anno, da Piacenza a Rimini, sono stati 20.428. Le categorie più a rischio sono quelle dei lavoratori sotto i 35 anni d’età. E sono sempre i giovani le vittime degli infortuni mortali.

Purtroppo la tragica morte sul lavoro di Alessandro Ziliani, il muratore bergamasco di 50 anni rimasto gravemente ferito il Primo Maggio per un incidente sul lavoro all'interno di un'azienda agricola a Chiavenna Landi nel Piacentino, conferma che la salute e sicurezza non è ancora una priorità, specie nelle piccole aziende, nei subappalti e tra i lavoratori non stabili.
“È limitativo che si parli di salute e sicurezza sul lavoro solamente in queste drammatiche circostanze - afferma Ciro Donnarumma, segretario della Cisl ER - la salute e sicurezza sul lavoro deve essere un impegno costante nella quotidianità, una priorità di tutti i giorni, non da trattare come un’emergenza.
L’impegno deve essere continuo e costante, con investimenti maggiori in particolare sul piano della formazione. E bisogna, finalmente, coordinare i diversi soggetti istituzionali che si occupano di sorveglianza del lavoro”.

"I servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro dell’AUSLA vanno potenziati (servono nuove assunzioni) e debbono operare a sistema con l’Ispettorato del Lavoro e l’INAIL, specie nei settori più esposti ai rischi lavorativi (edilizia e logistica in primis). La repressione non basta, è necessario che a livello nazionale si definisca il nuovo piano prevenzione e una strategia nazionale in materia. Siamo l’unico Paese europeo a non averla, ed è scandaloso. Si deve agire in un’ottica di sistema e lo si deve fare da subito per evitare il ripetersi di queste inaccettabili morti bianche", conclude Donnarumma.

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