Sicilia. Autonomia: l’Italia - arlecchino, un boomerang per tutti

Palermo, 23 luglio 2019 - «No a un’Italia-arlecchino in cui ognuno pensi solo ai fatti suoi chiudendo le porte agli altri: che siano immigrati o altre Regioni». Così la Cisl Sicilia in una nota polemica sulla vicenda della cosiddetta autonomia differenziata rivendicata da alcune aree del Nord. E che c’è il rischio che questa storia si trasformi in un boomerang per tutti, è convinto Sebastiano Cappuccio, segretario generale regionale. «Senza politiche organizzate e supportate da flussi finanziari definiti, di perequazione e compensazione, dall’energia alle infrastrutture ai servizi sociali fondamentali – afferma – davvero il Paese finirà col frantumarsi tra chi è ricco e sarà sempre più ricco e chi è povero e sarà sempre più povero». E al governatore Musumeci che stamani sul punto ha sollevato il dubbio, chiedendo al premier Conte cosa intenda riservare al Mezzogiorno, la Cisl ribatte che «non possiamo aspettare che il Paese deflagri mandando a carte quarantotto i principi costituzionali di solidarietà, coesione e unità nazionale. Perché quando i buoi saranno scappati dalla stalla, riportarglieli sarà impossibile. O quasi». Per la Cisl va assicurato, «anche grazie al piano Marshall per il Mezzogiorno di cui Musumeci ha parlato ma di cui non si vede l’ombra, neppure all’orizzonte», uno sviluppo equilibrato di tutte le aree del Paese garantendo a tutti le stesse chance. E uguali opportunità. E per questo serve aprire, a più livelli, una stagione di dialogo sociale e istituzionale. Il punto, puntualizza il segretario, non è il diritto costituzionale all’autogoverno. Sempreché l’autogoverno funzioni «perché in Sicilia l’Autonomia speciale ha funzionato male. Ed è rimasta lettera morta per lo più». Il tema è che «la differenziazione dell’autonomia non può essere un’ipoteca accesa sull’unità nazionale. Non può come sembra, invece, indebolire e sfilacciare il sistema dei diritti. Né innescare un rischio-disintegrazione per il tessuto unitario del Paese». La logica delle porte chiuse, insomma, per la Cisl non porta da nessuna parte. Meglio, «è dannosa e regressiva, sia che si tratti di immigrati che desiderano essere inclusi nella società. O di Regioni che dimenticano d’essere parte di un sistema. E pensano di andare per la propria strada».

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