Puglia. Cisl: "Sciogliere il nodo Ilva e avviare una seria politica industriale regionale"


Bari, 13 novembre 2019. “Manca una politica industriale, una strategia che dia prospettiva solida ai livelli e alla qualità occupazionale, produttiva e ambientale del territorio pugliese”. È un giudizio duro e senza appello, quello calato dalla Cisl Puglia sull’amministrazione pubblica regionale e nazionale. Un affondo che trae origine dall’analisi dei tanti tavoli di crisi aziendale presenti sul territorio. C’è l’ex Ilva di Taranto, naturalmente, giudicata “la madre di tutte le battaglie”. Ma ci sono tante altre criticità, da Natuzzi alla ex OM, dalla Bosch alla costellazione dei call center, Auchan, Mercatone Uno, solo per citarne alcune. Realtà verso le quali “non si riesce ad esprimere una strategia coerente, capace di affrontare in termini programmatici le occasioni di sviluppo, di reindustrializzare e valorizzare le tante eccellenze, di sfruttare nel modo più proficuo e razionale le risorse comunitarie del Contratto Istituzionale di Sviluppo e quelle previste dalla Legge 181/89”.Il Coordinamento Industria del sindacato, riunito a Bari, ha affrontato il quadro articolato e complesso delle vertenze pugliesi. Al centro dell’incontro, non poteva essere altrimenti, la sorte dell’acciaieria tarantina, che rischia di tornare in Amministrazione straordinaria dopo che ArcelorMittal ha avanzato ufficialmente richiesta di recessione. Un atteggiamento che la Cisl pugliese non esita a definire “cinico”, contro il quale “tutte le forze politiche, istituzionali e sociali dovrebbero remare nella stessa direzione”. Il riferimento resta l’accordo siglato dal gruppo nel 2018: “bisogna riportare assolutamente ArcelorMittal su quegli impegni e su quel piano industriale – ha detto la Segretaria generale della Cisl Puglia, Daniela Fumarola – sgombrando il campo da ogni possibile speculazione da parte dell’azienda”. Significa, prima di tutto, “rendersi conto che quell’intesa e solo con quegli investimenti si ha possibilità di realizzare la necessaria bonifica ambientale. Chiudere, o tornare a ‘galleggiare’ per anni sarebbe un disastro occupazionale ed economico, ma anche ecologico”.Per questo, “vanno immediatamente ristabilite le condizioni giuridiche e legali esistenti nel momento della sigla di quell’accordo, reintroducendo lo scudo penale, anche in forma erga omnes, perimetrato alle operazioni di risanamento”. Resta il fatto che “questa vicenda non può essere scaricata sulle spalle dei lavoratori sociali, dell’indotto e delle loro famiglie”, dunque zero esuberi, e che “vanno messe in campo tutte le misure sanzionatorie possibili per riportare l’azienda ai suoi impegni. Non si può tollerare che la questione della salute dei tarantini possa essere momento di contrattazione con il pretesto della difesa dei posti lavoro, e che i temi dell'ambiente e del lavoro debbano essere affrontati e risolti nel rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini e dei lavoratori”.Su questa linea, ha evidenziato il Coordinamento, “la Cisl, già dal 2003, aveva avviato il tema di un risanamento ambientale del sito siderurgico, denominato Taranto Vision 2020, avanzando proposte concrete e praticabili come le esperienze di Hamilton e Swansea hanno in qualche modo dimostrato, intervenendo per tempo e senza il ricatto di slogan e tifoserie”. La Cisl ha infine caldeggiato “più concretezza, meno chiacchiere e maggiore responsabilità di sistema, perché non si tratta di una partita di calcio, in attesa di vedere chi segnerà, ma del futuro di Taranto, della Puglia, ma anche del Paese”. Un appello ad aprire una dimensione di vera corresponsabilità, “che riannodi i fili del dialogo e del confronto, e in cui ognuno faccia la sua parte, a cominciare da ArcelorMittal”.

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