Veneto. Roffarè (Cisl): "Crisi post Coronavirus. Serve un patto per la ripartenza"

Treviso, 15 maggio 2020. Abbiamo già avuto occasione di dirlo: dopo il Coronavirus, “nulla sarà più come prima”, né economicamente né socialmente. Tuttavia, ci sono elementi che indicano che questa emergenza potrebbe generare delle opportunità, in primis il ripensare il nostro modo di vivere, di produrre e di relazionarci. In breve, nuovi modelli di crescita che mettano al centro la persona e che siano in grado di rilanciare il valore della comunità grazie alla reciproca solidarietà sociale. Ripartire si può, ma per farlo servono una visione chiara, idee concrete e una strategia per attuarla: un patto per la ripartenza che, attraverso il dialogo, preveda una condivisione di obiettivi e iniziative con le parti sociali e le istituzioni a livello nazionale e provinciale, in cui il sistema possa trovare elementi di resilienza e occasioni da cogliere. Una scommessa che vinceremo solo se sapremo individuare che cosa serve davvero per ripartire. Prima di tutto dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di lavorare e vivere in sicurezza. Ciò significa l’applicazione dei protocolli di sicurezza, ma anche consistenti investimenti pubblici nel sistema socio-sanitario, partendo dalla formazione e dall’assunzione di medici e infermieri per rafforzare la medicina sul territorio e l’assistenza domiciliare integrata, fondamentale per la provincia di Belluno, data la sua particolare morfologia. Vista la scarsità delle risorse oggi a disposizione dei sindaci, il welfare va ripensato, per ottimizzare i costi e aumentare i posti di lavoro. Una sanità efficace, con posti letto e medici, limita futuri lockdown, a beneficio di tutta la comunità e dell’intera economia. Serve poi una politica industriale nazionale seria, strutturata e ragionata, da declinare successivamente a livello regionale e territoriale. La prima cosa da fare è sbloccare i cantieri già finanziati o in parte progettati. Per quanto riguarda la provincia di Belluno significa accelerare i cantieri di Cortina 2021, della ferrovia e della infrastruttura della banda ultra larga. In secondo luogo, le aziende vanno accompagnate nella transizione energetica dal petrolio alle fonti rinnovabili e all’industria 4.0. Anche le imprese bellunesi possono trovare grandi opportunità. Pensiamo alle realtà industriali che forniscono servizi per l’utilizzo della tecnologia, a quelle della cura del territorio e dell’economia circolare (boschi, legno, artigianato e turismo), ma anche alle aziende del settore moda, chimico e metalmeccanico, che già in parte hanno saputo convertire le loro produzioni. Vanno però costruiti modelli che siano attrattivi per gli investimenti e utilizzare ancora di più i bandi europei, in particolare quelli per la ricerca. È altresì fondamentale che le imprese, a partire dalle occhialerie e dalle aziende metalmeccaniche, si costituiscano in reti, altrimenti rischiano di essere estromesse dalla competizione internazionale. Vale per la ricerca, ma soprattutto per le politiche di export, linfa vitale per l’economia bellunese. Non è anacronistico parlare di made in Italy e, anzi, vanno rilanciati i concetti di bellezza, di qualità e di ingegnosità dei prodotti delle nostre fabbriche. Sul turismo vi è la possibilità di offrire un ambiente favorevole, meno affollato e idoneo in tempi di Coronavirus, dove l’accoglienza diffusa può diventare una importante entrata economica per le famiglie e valorizzare così le vallate. Vanno però sostenuti questi progetti attraverso un coordinamento locale che, nei fatti, è lasciato a sporadiche iniziative individuali. Nei prossimi giorni si riunirà il tavolo provinciale delle politiche del lavoro che in questi anni ha lavorato per tentare di incrociare domanda e offerta. Senza disperdere il lavoro fatto, dobbiamo impegnarci maggiormente per capire quali competenze necessitano le aziende nei prossimi anni. La transizione economica al digitale e al green new deal modificherà radicalmente le mansioni di lavoro, per le quali servirà molta formazione costante nel tempo. Priorità sarà dunque anche quella di non lasciare indietro nessuno e per questo occorre motivare e formare chi perderà il posto di lavoro per la crisi economica. Servono dunque politiche attive vere e programmi seri di formazione permanente dei lavoratori. La scommessa formativa non vale solo per le singole persone, ma anche per le aziende, in quanto la competizione non passa soltanto attraverso l’aumento della produttività, che anzi, andrebbe eventualmente riversato su una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario da definire a livello aziendale, ma sulla capacità di ricerca e innovazione di prodotto e di servizio che l’azienda propone sul mercato. Gli investimenti devono tornare al centro dell’attenzione anche sul sistema dell’istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia, in quanto servono insegnanti motivati, strumenti informatici e una scuola al passo con l’Europa. È opportuno consolidare una proposta universitaria per contribuire, insieme al nuovo polo di alta formazione della Luiss Business School aperto recentemente nel capoluogo, alla permanenza dei giovani a Belluno, attraendone anche da fuori provincia. Rendere il territorio dinamico con offerte formative è una risposta anche allo spopolamento della montagna. Per fare tutto ciò, insieme alle indicazioni della Cisl contenute nel progetto Montagna 4.0, servono relazioni sindacali forti, e una classe politica e dirigente che sappia ascoltare le proposte delle associazioni di categoria e del sindacato. La Cisl, come sempre, è in prima linea per governare l’emergenza Coronavirus. In queste settimane, sono stati firmati centinaia di accordi di cassa integrazione nell’industria, nel commercio, nel turismo, nel terziario e nell’artigianato. La ripresa non sarà facile, perché dipenderà dall’economia globale. I prossimi saranno mesi difficili per cittadini, lavoratori, artigiani, piccoli imprenditori e grandi aziende. Ma con una visione lungimirante, meno burocrazia e un sano sentimento che punti alla ricostruzione del Paese, anche in questo complicato contesto saremo in grado di guardare al futuro con ottimismo. 

Stampa