Sardegna. Turismo, Fisascat Cisl: "La regione deve ripartire velocemente ed essere capace di imporre misure razionali in virtù della sostanziale assenza di pericoli di contagio"

Cagliari, 19 maggio 2020 - La principale economia della nostra isola, il turismo , non sarà in grado di risollevarsi se non verranno superate limitazioni e prescrizioni che appaiono in contraddizione con altre disposizioni ideate per altri settori, e che finiscono per diventare grottesche e prive di comune buon senso.
Un esempio su tutti. Per i turisti che arrivano in Sardegna sono previste due settimane di isolamento, quando la presenza media non supera i sei giorni! Altri esempi: le disposizioni in materia di distanze negli stabilimenti balneari (4 metri), incoerenti e punitive se rapportate al metro di distanza da osservare ad es. nei supermarket.
Un momento difficile necessita di scelte chiare ed inequivocabili. Inoltre di rilanciare e valorizzare con misure concrete la “stella” Sardegna Covid-free, e sostenere gli operatori del settore con misure economiche a fondo perduto utili non solo a garantire i livelli occupazionali, ma anche a investire nell’organizzazione aziendale.

A complicare la situazione sono poi le regole che ogni Comune si appresta a varare per la gestione dei propri litorali. L’assenza di regole certe e chiare rischia, secondo la Fisascat Cisl, di compromettere definitivamente il settore provocando un’ecatombe occupazionale senza precedenti, col conseguente assalto straniero alle concessioni secondo una visione che addirittura anticiperebbe nei fatti il modello Bolkenstein.
Pertanto la delicata fase di ripartenza che la nostra regione, e complessivamente il nostro paese, sta vivendo impone una seria riflessione sulle modalità urgenti per risollevarci dalla gravissima crisi economica che si è venuta a creare.
Nel frattempo all’estero i competitori diretti del nostro turismo si organizzano in modo molto più semplice e meno cavilloso del nostro e iniziano a sottrarci quote di mercato difficilmente recuperabili.
Verrebbe da chiedersi a chi giova tutto ciò? Chi trarrà beneficio dalle difficoltà che il turismo attraversa nel nostro paese?
Le risposte sono chiare e lampanti. O il governo è composto da persone improvvisate, senza una minima cognizione dei fondamenti dell’economia, oppure il turismo fa parte di qualche prezzo da pagare a favore dei grandi gruppi internazionali pronti a rilevare i nostri asset.
Tali dubbi sarebbero fugati se ci fosse uno scatto in avanti, dato che siamo quasi fuori tempo massimo.
La nostra Regione deve ripartire velocemente ed essere capace di imporre misure razionali in virtù della sostanziale assenza di pericoli di contagio. Questa peculiarità – rischio contagio pressoché insistente - rappresenta un’eccezionale occasione per lasciarci alle spalle non solo la crisi, ma gli innumerevoli errori commessi negli ultimi anni sul piano politico, economico e sociale.

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