Emilia Romagna. Fp Cisl: "Il problema è sapere quale è il progetto sulla Sanità della Regione"

Modena, 6 giugno 2020. Dalla politica meno dichiarazioni e più fatti: vogliamo sapere quanti e quali sono gli investimenti. La Regione deve subito mettersi al tavolo per un progetto vero per la sanità pubblica dell’Emilia Romagna che affronti la prima post-emergenza e un rilancio duraturo nel tempo.

Oggi leggiamo di idee ma le garanzie non ci sono, quindi NO a trasferimenti "in bianco" di posti letto nel privato (non vi è ancora un quadro complessivo a livello regionale) perché altrimenti vuol dire che il disegno è un altro e in gioco c'è il rapporto fra il pubblico e il privato e non un piano di prospettiva di offerta della sanità sul territorio.

Per noi le prime garanzie sono per i lavoratori. Innanzitutto senza rinnovo del contratto della sanità privata qualsiasi aumento delle attività a loro carico è uno schiaffo alle migliaia di lavoratori che attendono il contratto da 14 anni. Occorre salvaguardare professionalità e competenze acquisite dei professionisti della sanità pubblica che senza un progetto preciso rischierebbero di essere mandati allo sbaraglio. Altro che riconoscimento dei sacrifici fatti in questi mesi.

Le garanzie che inoltre chiediamo sono: quantificare gli investimenti in infrastrutture, e quelli occorrenti per qualificare le prestazioni sanitarie oggi garantite dalle strutture pubbliche, definire percorsi di valorizzazione delle professioni sanitarie, definire i tempi di eventuali percorsi di collaborazioni con il privato.

Nessuno nega che ci sia da dare una risposta a tutti i cittadini che sono in attesa di esami o di prestazioni che l’emergenza Covid-19 ha reso impossibile erogare nè che questo debba essere una priorità del nostro servizio sanitario. Tutto questo però non può determinare la “svendita” di una parte importante della sanità pubblica senza comprendere quale sia il piano organizzativo complessivo di offerta di servizi e prestazioni, quali gli ambiti e le specialistiche oggetto di riorganizzazione ma ancora di più quale sia il modello di sanità che si vuole raggiungere.

Se c’è un aspetto che l’emergenza ha reso evidente è che deve aumentare il peso e la qualificazione del pubblico nella sanità e non certo quello del privato.

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