Emilia Romagna. Lavoratori fragili, allarme Cisl: “Nessuno approfitti della crisi per lasciare a casa i più deboli, tutelarli è una priorità’”

Bologna, 19 giugno 2020 - “La pandemia Covid-19 ha messo in evidenza la difficoltà di molte imprese emiliano-romagnole nel gestire i lavoratori “ipersensibili” al contagio, tra cui gli immunodepressi, i malati oncologici e i disabili gravi, ma anche tutti coloro affetti da altre malattie croniche (*). Bisogna vigilare, e noi lo faremo con tutte le nostre rappresentanze aziendali e territoriali, affinché nessuno approfitti della crisi in atto per lasciare a casa i più deboli”.
E’ quanto ha dichiarato Ciro Donnarumma, componente della Segreteria regionale Cisl, dopo i numerosi casi di discriminazione segnalati da delegati sindacali e iscritti cislini.
In Emilia Romagna il 25,1% dei residenti adulti presenta due o più patologie croniche. La distribuzione del numero di patologie per classi di età evidenzia come al crescere dell’età si riduca la quota di popolazione sana e aumenti la quota di popolazione affetta da più patologie. Nella parte di popolazione più giovane (età <40 anni) la prevalenza di due o più patologie croniche è del 2,5% , ma tale quota cresce al 19,1% nella fascia di età compresa tra i 51 e i 60 anni, al 40,4% tra i 61 e 70 anni, al 62,3% nella fascia di età 71 - 80, fino a raggiungere il 72,6% negli ultraottantenni.
Inoltre, dai dati forniti dal dipartimento salute e sicurezza sul lavoro del sindacato, risulta che almeno il 6,5% degli emiliano – romagnoli sarebbero affetti da malattie oncologiche (3,4% per le persone d’età inferiore ai 65 anni), il 5,4% da condizioni reumatologiche ascrivibili a patologie autoimmuni (2,9% per le persone con meno di 65 anni), il 5,1% da patologie respiratorie croniche BPCO e asma (1,9% per le persone con meno di 65 anni).
Mentre, se si volesse allargare la fotografia all’Italia, risulterebbe che le malattie croniche l’anno scorso hanno interessato quasi il 40% della popolazione del nostro Paese, cioè 24 milioni di persone, di cui 12,5 milioni con multi-cronicità.
“Di conseguenza, risulta evidente come siano ancora molte le persone ancora attive al lavoro affette da patologie. Lavoratori maggiormente esposti al Covid-19, con un sistema delle tutele incompleto, a cui spesso vanno a sommarsi atteggiamenti di non supporto da parte delle aziende in cui lavorano”, ha proseguito Donnarumma.
“Sia il decreto Cura Italia sia il decreto Rilancio – ha continuato il sindacalista - hanno provato a dare una risposta, che però non è risultata altro che una non risposta. Infatti, ci si è limitati a tutelare solo alcuni malati cronici, prevedendo per loro una soluzione che consiste nell’astensione dal lavoro, peraltro possibile solo in presenza di un certificato rilasciato dalle commissioni legali dell’AUSL. Di fatto, anche qui, una pilatesca non soluzione”.
Secondo la Cisl, l’astensione dal lavoro non è una tutela adeguata prima di tutto perché in molti casi le assenze sono calcolate ai fini del “comporto” (periodo di tempo massimo concesso al dipendente in malattia per non essere licenziato) e in altri non è riconosciuta, costringendo molti malati cronici a prendersi ferie o a rimanere a casa senza alcun sostegno economico. Inoltre, obbligare all’astensione i lavoratori fragili può significare iniziare a spingerli fuori dai contesti lavorativi fino a quando sarà possibile procedere a licenziare (dal 17 agosto se non interverranno ulteriori leggi).
Per questo Via Milazzo lancia un appello alle istituzioni chiedendo misure che indirizzino i datori di lavoro, in collaborazione con i medici competenti aziendali, a prevedere nei contesti di lavoro soluzioni ragionevoli e condivise. Soluzioni peraltro improntate sulla norme di prevenzione oramai consolidate: distanza fisica, riduzione delle interazioni con altre persone, utilizzo dei dispositivi di protezione, lavoro agile dal proprio domicilio.
In tal senso convince quanto previsto dal piano Colao, laddove propone che siano neutralizzati fiscalmente tutti gli interventi finalizzati ad adeguare i posti di lavoro e le mansioni ai protocolli anticontagio.
Nel contempo, il segretario Cisl chiede anche alla Regione di fare “un ulteriore passo in avanti, prevedendo una direttiva rivolta ai medici competenti. Una direttiva che li possa orientare nell’individuazione di soluzioni per riorganizzare il lavoro e mantenere al lavoro tutti, compresi i lavoratori fragili”.
“Non comprendiamo – conclude Donnarumma - le resistenze manifestate da alcune associazioni imprenditoriali, posizioni che rischiano di essere controproducenti oltreché dannose. Ormai è evidente a tutti che si potrà uscire dalla crisi solo attraverso una straordinaria coesione sociale. Una coesione sociale che per noi non può che significare, inequivocabilmente, l’adozione di un percorso che non lasci indietro nessuno, specie i più deboli”.

(*)L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce cronica «qualsiasi malattia che conduce a problemi di salute e forme di inabilità che necessitano di trattamenti terapeutici che durino almeno un anno».

Stampa