Lombardia. Milano, Cgil e Cisl: "Trivulzio, si scarica la colpa sui lavoratori"

Milano, 10 luglio 2020 - "Non vi erano Dpi, non si eseguivano tamponi ma la pandemia non può essere scaricata sul personale. Leggiamo con stupore che la pandemia del Pio Albergo Trivulzio avrebbe tra le cause l'assenteismo del personale.
Appare quantomeno particolare e non verosimile quanto dichiarato in data 9 luglio 2020 dalla Commissione di verifica gestione emergenza covid-19, non per le affermazioni riguardanti i dati, ma per scaricare sui lavoratori scelte organizzative riguardanti la rotazione del personale, che come ben sappiamo non è nella libera disponibilità dei lavoratori stessi.
Far ricadere scelte organizzative su chi esegue le disposizioni impartite dall’alto è vergognoso ed irrispettoso per chi ha lavorato e ha pagato sulla propria pelle queste scelte.
Nei dettagli fra gli assenteisti mancano le persone messe in quarantena obbligatoria per comparsa da sintomi covid-19, che nonostante i loro solleciti per rientrare in azienda non potevano perché in attesa del tampone che solo dopo più di un mese di quarantena gli viene eseguito, quando le disposizioni regionali erano ben diverse.
Ovviamente dopo più di un mese dal tampone è normale che possa risultare negativo e di conseguenza anche il danno di un eventuale possibile infortunio trasformato in malattia.
Poi abbiamo il personale assente perché messi forzatamente in quarantena preventiva da parte del Pio Albergo Trivulzio per sospetto covid-19, che non hanno mai avuto contatti con positivi e né sintomi; saranno mai stati denunciati all’ATS?
Forse sarà una punizione per aver esposto la verità di ciò che succedeva all’interno del P.A.T. durante il periodo covid-19? Tra l’altro questi stessi sono risultati negativi sia ai tamponi che al sierologico e ancora oggi non sono rientrati ferie forzate e sembrerebbe anche che dopo anni di lavoro nei loro reparti di appartenenza verranno smistati senza nessuna motivazione.
Per non parlare della categoria degli immunodepressi con patologie a rischio, i quali non sapendo la procedura corretta da usare cercava di contattare l’Amministrazione senza aver alcuna risposta o risposte vaghe, quindi gestite con malattie normali o articolo 87 del Decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 invece dell’ex articolo 26.
Per quanto riguarda le dichiarazioni citate dal Comitato:

1- “La farmacia disponeva, all’inizio del periodo di emergenza, di circa 7000 mascherine chirurgiche, circa 4000 maschere FFP2 e 50 maschere FFP3.
L’unità di coordinamento ha dovuto mantenere indicazioni di razionamento secondo criteri di priorità (reparti con attività producenti aerosol, operatori immunodepressi, assistenza pazienti in isolamento) fino 13 aprile 2020, quando le forniture sono ritornate regolari”
Non ci risulta che le mascherine venivano centellinate e date secondo la priorità, quando Le Scriventi O.O.S.S già agli inizi di marzo diffidano l’Amministrazione per la mancanza dei dispositivi. La risposta pervenutaci è che non erano necessarie perché creavano allarmismo, mentre chi se le portava da casa veniva richiesto di toglierle.
Tutelare gli immunodepressi? Abbiamo segnalazioni che alcuni di loro verso fine marzo gli era stato fornita la sola mascherina chirurgica invece di un FFP2.
2- “Per quanto riguarda gli ultimi ingressi avvenuti nel reparto Pringe risulta che 17 provenivano dall’ospedale di Sesto San Giovanni. Tutti gli ingressi hanno riguardato pazienti dichiarati NoCovid dalla struttura di provenienza”.
Peccato che i primi casi di personale sanitario positivo cominciano proprio da quel reparto, in base a cosa viene fatta questa dichiarazione? non ci risulta che questi pazienti siano stati tamponati.
A questo punto pensa sia giusto chiedere il sierologico per tutti i dipendenti del Pio Albergo Trivulzio per evidenziare l’esistenza degli anticorpi, chissà magari la percentuale cambia.
Più che incolpare i lavoratori direi di fare un controllo sulla gestione delle quarantene e della gestione del personale immunodepresso verso l’amministrazione e non incolpare l’assenteismo dei lavoratori che non c’entrano nulla.
Avremmo pensato che l'assenza di reperimento di Dpi ed eventuali scelte non corrette sarebbero state cause tangibili ma che usufruire di malattia, congedi previsti dalle norme e infortuni potessero diffondere il virus mai.

Stampa