Lazio. Diociaiuti (Fisascat Cisl): “Troppe famiglie sul territorio ancora in attesa degli ammortizzatori, la loro vita non può essere ‘in proroga’”

Roma, 21 luglio 2020. “Frigoriferi vuoti, affitti da pagare, intere famiglie, talvolta monoreddito, senza risorse dal mese di marzo: questa non è la Capitale che vogliamo, l’Italia che vogliamo. Troppi lavoratori del nostro comparto, sul territorio, sono ancora in attesa dell’arrivo degli ammortizzatori sociali a causa dei ritardi nella loro erogazione. Si tratta di una situazione insostenibile, la solidarietà tanto decantata in questo momento deve tradursi in fatti e non restare una parola vuota: nessuna pandemia giustifica il fatto che non si possa dar da mangiare ai propri figli”.

E’quanto dichiara il Segretario Generale della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti, Stefano Diociaiuti, aggiungendo che “tante persone e famiglie stanno facendo ricorso alla Caritas per andare avanti, la ricaduta sociale dei ritardi nelle erogazioni dell’Inps è insostenibile. Rispettare i cittadini significa render loro possibile vivere, senza che la loro stessa esistenza sia ‘in proroga’. Sto parlando di molti lavoratori del commercio, delle mense, delle pulizie, facenti parte di quella ‘micro’ o ‘macro’ impresa da cui dipende la tenuta del tessuto sociale: se non si agisce presto, potremmo non riprenderci. Nello specifico, per quanto riguarda il commercio, sul territorio sono ancora in attesa dell’erogazione degli ammortizzatori da parte dell’Inps i lavoratori del gruppo Inditex, di cui fa parte anche Zara. Lo stesso vale per i dipendenti Decathlon, Unieuro, Pandora, Louis Vuitton, Camaieu, Cisalfa, per non parlare delle piccole realtà commerciali. Anche molti, troppi dipendenti delle pulizie, delle mense, della vigilanza, del Turismo attendono ancora l’erogazione di risorse indispensabili per tirare avanti. Nello specifico, molti addetti alle mense aziendali vivono un vero e proprio paradosso, dovuto a un ‘vulnus’ normativo: per far sì che ricevano la cig in deroga, le committenti dovrebbero dichiarare lo stato di crisi, ma per farlo dovrebbero sospendere anche tutti i lavoratori in smart working. Ci chiediamo se, in un periodo in cui fioriscono le ‘task force’, non si debba ricorrere a uno strumento del genere per far sì che non siano lavoratori e cittadinanza a pagare il prezzo sociale della pandemia.

 

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