Lazio. Cisl: "Allarme situazione postazioni diagnostiche regione"

 

Roma, 14 ottobre 2020. “Da giorni assistiamo a immagini indegne per una grande Regione come il Lazio e per la Capitale d’Italia. Ci arrivano continue segnalazioni di file chilometriche per fare il tampone e anche questa mattina nei drive-in di tutto il territorio regionale è caos, con centinaia di macchine incolonnate in attesa dell’esame”, Enrico Coppotelli e Roberto Chierchia – segretari generali di Cisl Lazio e Cisl Fp Lazio – lanciano l'allarme sulla situazione delle postazioni diagnostiche della regione. “Intere famiglie, mamme con figli, lavoratrici e lavoratori da soli per capire se sono stati contagiati sul posto di lavoro o a scuola. Le situazioni sono le più disparate ma la risposta al bisogno di certezze è ovunque una realtà disastrosa di disorganizzazione e disagio con tempi e modalità inaccettabili. Solo due giorni fa, un utente anonimo ha postato sui social una ripresa fatta col cellulare mostrando come a Labaro si siano raggiunti i due chilometri di macchine incolonnate”.
“Ciò che vediamo non è un servizio pubblico degno di questo nome”, tuonano Coppotelli e Chierchia. “E’ ora di voltare pagina. E bisogna fare presto, prestissimo. Perché non si possono chiedere sacrifici pesanti ai lavoratori, ai cittadini, alle imprese, alle famiglie, con misure personali e restrizioni alle attività e chiusure anticipate per poi costringere le persone all'ennesima prova di resistenza: anche 10 ore in fila in auto o addirittura a piedi (perché ci sono anche i drive-in con accesso solo pedonale) non sono ammissibili. Tanto meno quando si sapeva del rischio di una seconda ondata in autunno e ci si è fatti trovare impreparati. Perché non si è provveduto per tempo? Perché si è aspettato che la situazione degenerasse?”
“I cittadini del Lazio non meritano questo ulteriore schiaffo al loro sacrosanto diritto alla salute”, proseguono il segretario confederale e il segretario di categoria. “Vogliamo un Servizio sanitario regionale veloce, efficiente e in grado di garantire all'intera comunità percorsi di salute e protezione contro la pandemia. Le aziende sanitarie devono assicurare tutti quei servizi sanitari e socio-sanitari previsti dalla legge e già finanziati per la salvaguardia della sicurezza dei cittadini, in particolare delle categorie più fragili. Non ci sono scuse per questa emergenza che emergenza non doveva essere”.
È proprio alla mancata programmazione e alla carenza di personale che la Cisl imputa i disservizi emersi in questi giorni: “Sull’organizzazione si è fatto poco o niente, mentre il personale, a partire dagli infermieri, da anni in sotto organico, dagli Oss, quasi completamente assenti, per arrivare a tutte le professioni sanitarie non è affatto sufficiente. Nonostante l'opportunità offerta in questi ultimi mesi dai Dpcm del governo, che hanno ampliato al massimo la possibilità di assunzioni, molte aziende sono rimaste alla finestra senza muovere un dito. Per non parlare poi dei ritardi nell'applicazione degli istituti economici necessari per garantire l'implementazione delle prestazioni aggiuntive: al contrario di quanto disposto dal “decreto Agosto”, quasi nessuna struttura si è attivata e in molti casi, per smaltire le liste di attesa, si è fatto ritorno alle famigerate convenzioni con il privato”.
“La Regione deve svegliarsi dal suo torpore prima che sia troppo tardi”, concludono Coppotelli e Chierchia. “Basta con la vergogna delle code chilometriche e basta con l'alibi dell’emergenza. Il Ssr ha bisogno di interventi immediati, i lavoratori, i pensionati e i cittadini meritano ben altro servizio”.

 

 

 

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