Emilia Romagna. Troppe famiglie in difficoltà: reintrodurre subito i congedi straordinari Covid per genitori con figli minori di 14 anni

Bologna, 11 febbraio 2021 - Bisogna reintrodurre immediatamente i congedi straordinari Covid per i genitori con figli minori di 14 anni. Genitori sempre più in difficoltà a causa alle quarantene prescritte in casi di positività alla scuola primaria e secondaria di primo grado. “Sono tante le segnalazioni che arrivano alle nostre sedi. Fino al 31 dicembre era previsto il congedo COVID straordinario, indennizzato al 50%. Provvedimento che non è stato prorogato, così dal 1° gennaio 2021 possono godere del congedo solo i genitori di figli con disabilità (indipendentemente dallo scenario di gravità della regione di appartenenza) oppure i genitori di ragazzi di seconda e terza media nelle zone rosse”, commenta Elisa Fiorani, coordinatrice Donne della Cisl Emilia-Romagna. La Cisl, per venire incontro a quelle famiglie in cui non sia possibile per un genitore ricorrere al lavoro agile, ha più volte ribadito che a livello nazionale venga reintrodotta questa misura fino alla fine dell’anno scolastico. “Pur essendo la scuola un luogo abbastanza sicuro (i dati nella nostra regione sono confortanti), capita spesso che per motivi precauzionali, anche in caso di singole positività, sia disposta dall’ASL la didattica a distanza per più giorni. E la situazione potrebbe ripetersi più volte, anche nella stessa classe”, continua la sindacalista. ‘L’emergenza sanitaria – prosegue Fiorani - non è finita il 31 dicembre. Le situazioni sono diverse, ma non tutti hanno ferie e permessi arretrati, non tutti possono lavorare in modalità agile, i nonni devono essere protetti in attesa del completamento della vaccinazione e non possiamo affidarci solo alla buona volontà di un datore di lavoro che può talvolta concedere permessi o un’aspettativa non retribuita. Una sospensione lavorativa che si protrae potenzialmente per una, due o tre volte nel giro dei prossimi mesi, senza retribuzione, va a incidere poi drasticamente sul bilancio familiare, già messo a dura prova. “Non sono questioni private. Il supporto alle famiglie e alla genitorialità, l’attenzione alla conciliazione tra lavoro e compiti di cura, ogni misura che vada a sostenere la permanenza e il benessere delle donne nel mercato del lavoro - che sappiamo essere state duramente colpite in questa epidemia - devono essere la nostra priorità, sociale e politica”, conclude la coordinatrice della donne Cisl. ALCUNE STORIE DELLE DECINE CHE OGNI GIORNO ARRIVANO NEGLI UFFICI CISL ALCUNE STORIE DELLE DECINE CHE OGNI GIORNO ARRIVANO NEGLI UFFICI CISL

· Elena lavora come operaia in un’azienda del settore industriale in provincia di Forlì Cesena. È mamma di 3 bambine e suo marito è un lavoratore autonomo. Questa settimana, in seguito alla positività di un alunno, una delle sue figlie è in quarantena con tutta la classe della primaria che frequenta e quindi a casa, in dad. Elena ha pochi giorni di ferie a disposizione e non può usufruire del congedo parentale ordinario indennizzato al 30% perché le sue figlie hanno tutte più di 8 anni.

· Alessandra è un’insegnante delle medie in provincia di Ravenna, il compagno è un lavoratore autonomo e non sa come gestire la dad del figlio che frequenta la primaria e continuare a fare lezione ai suoi studenti in presenza.

· Maria e Giovanni abitano a Reggio Emilia, lui lavora in un’azienda metalmeccanica industriale, lei in un’azienda artigiana. Hanno due figli, di 5 e 9 anni: quando due settimane fa il più grande è rimasto a casa in dad per 14 giorni, il babbo è riuscito a rimanere con lui utilizzando tutti i suoi permessi, compresa una quota di anticipati, in accordo con il datore di lavoro e perché si tratta di una grande azienda.

· Sara, lavoratrice del commercio in provincia di Modena, in una situazione analoga a Maria e Giovanni, ha chiesto una modifica dell’orario di lavoro, che le è stata negata; la disponibilità del datore di lavoro del padre, che si è fatto carico anche di una parte dei permessi concessi, ha risolto il problema in extremis. Se si fosse trattato di un’azienda di piccole o medie dimensioni, che sono la maggioranza del nostro tessuto economico, o in una difficile situazione economica, non sarebbe stato possibile ottenere gli stessi risultati.

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