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Agroalimentare. Censis, Rota (Fai Cisl): “Dati inquietanti, ripartire con più lavoro e meno diseguaglianze"

Roma 7 dicembre 2018 - “Nonostante riflettano alcuni trend degli ultimi anni, sono dati inquietanti quelli raccolti nel 52mo rapporto Censis, presentato oggi. Emerge un sovranismo psichico che predispone all’intolleranza, all’insofferenza, alla caccia al diverso: l’unico modo per uscirne è riscattare le fasce più deboli, che hanno pagato più caro il prezzo della crisi e dell’allargarsi delle diseguaglianze, e ripartire da serie politiche per il lavoro e la crescita, puntando su un salto di qualità negli investimenti, nella formazione, nella riqualificazione professionale, nelle forme di partecipazione al benessere collettivo”.
Lo afferma in una nota il segretario generale della Fai Cisl Onofrio Rota.
“Per molti italiani – dichiara il leader della federazione agroalimentare industriale e ambientale della Cisl – è forte la delusione rispetto alle aspettative sulla ripresa, ma quel che sembra strutturale è la mancanza di prospettive di crescita futura, sia individuale che collettiva. È anche per questo che lo straniero e il diverso sono considerati nemici e capro espiatorio: per il 75% degli italiani gli immigrati fanno aumentare la criminalità, per il 63% sono un peso per il nostro sistema di welfare, il 52% è convinto che si fa più per gli immigrati che per gli italiani, e il 45%, contro una media europea del 23%, è contro l'immigrazione anche comunitaria. Sono dati che descrivono l’accumularsi, per anni, di malessere, precarietà e diseguaglianze, ma anche la crescita di tanta disinformazione e di quei linguaggi di odio, da parte di alcune fette della nostra classe dirigente, che certo non aiutano a comprendere le trasformazioni economiche e i cambiamenti epocali che stiamo vivendo”.
“Chi segue l’agricoltura, ad esempio – conclude Rota – sa che immigrazione non vuol dire soltanto ghetti e caporalato, ma soprattutto produzione di ricchezza e integrazione. Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, invece accade che facciano davvero mestieri duri, tra i meno retribuiti del Paese e tra i meno ricercati dagli italiani. Tant’è vero che i molti giovani italiani che stanno riscoprendo i mestieri dell’agricoltura lo fanno rivolgendosi principalmente ai ruoli apicali e imprenditoriali. Pensare che la manodopera immigrata sia concorrenza al ribasso è assurdo: l’obiettivo non dovrebbe essere escludere gli immigrati o rappresentarli come una minaccia, ma semmai estendere i diritti e contrastare illegalità e diseguaglianze. In questo l’operato del sindacato può essere determinante, ma solo se ascoltato dalla politica e affiancato dalle istituzioni nelle tante battaglie quotidiane per il lavoro dignitoso”.

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