Istruzione. Gissi (Cisl Scuola): “Su autonomia differenziata più rischi che opportunità”

Roma 22 dicembre 2018 - L’intenzione annunciata dal Governo di voler accelerare i tempi in tema di autonomia differenziata, con ricadute di non poco conto sulla gestione del sistema scolastico, non è una buona notizia. Il sistema di istruzione è merce preziosa, da maneggiare con cura, in gioco ci sono diritti fondamentali che vanno assicurati in ugual misura su tutto il territorio nazionale: se manca questa garanzia, un decentramento di poteri a vantaggio delle Regioni potrebbe accentuare, anziché ridurli, gli squilibri oggi riscontrabili fra aree territoriali. 

Ripetendo pari pari gli errori di un recente passato, si interviene su un sistema di così rilevante importanza come l’istruzione senza attivare un livello adeguato di coinvolgimento e di confronto, in primo luogo dei soggetti più direttamente protagonisti della sua quotidiana gestione, come le istituzioni scolastiche e il loro personale. C’è da augurarsi che la fretta, già rivelatasi cattiva consigliera in altre precedenti stagioni, non sacrifichi più del necessario la necessità di procedere con ponderazione e intelligenza. E anche con un po’ di sana memoria, ricordando per esempio che in materia di reclutamento del personale scolastico si è già pronunciata pochi anni fa la Corte Costituzionale, bocciando le disposizioni emanate in materia dalla Regione Lombardia nel 2012.
Si ha purtroppo l’impressione di trovarsi di fronte all’ennesimo “provvedimento bandiera”, di cui si fa fatica a cogliere la necessità e l’urgenza, mentre si vedono benissimo i pericoli. Uno riguarda la possibile incidenza che l’attuazione di modelli di “autonomia differenziata” potrebbe avere sulle prerogative di un altro livello di autonomia costituzionalmente garantito, quello delle singole istituzioni scolastiche. Non in astratto, ma nella concreta esperienza vissuta in realtà che da tempo vedono assegnate al potere locale rilevanti competenze in materia di istruzione, emerge la tendenza delle sedi di decisione politica, per la particolare prossimità che viene a determinarsi fra queste e la rete delle scuole, a esercitare un forte protagonismo nelle scelte riguardanti l’indirizzo e la programmazione dell’offerta formativa. Da qui il paradosso di un centralismo statale cui verrebbero a sostituirsi tanti “centralismi decentrati” tendenzialmente più opprimenti e invasivi per l’autonomia scolastica.
Anziché accelerare i tempi su una questione che si fa molta fatica a considerare una priorità, sarebbe quanto mai auspicabile una pausa di riflessione, creando sedi e occasioni di confronto per una approfondita discussione di merito. Diversamente, vivremo la consueta disfida a colpi di spot, dominata da logiche di schieramento o viziata da ideologismi pregiudiziali, come troppo spesso è accaduto e accade.

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