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Bricoself, la catena del fai da te chiude i magazzini e gli uffici di Rivalta nel torinese. Oggi in sciopero i 66 dipendenti, Fisascat Cisl e Uiltucs proclamano lo stato di agitazione nazionale

Roma, 11 giugno 2019 - Sono in stato di agitazione con sospensione di tutte le prestazioni straordinarie i lavoratori di Bricoself, la grande catena italiana di distribuzione specializzata nel fai da te che nel bel Paese conta 28 centri di distribuzione. La protesta, indetta dai sindacati nazionali di categoria Fisascat Cisl e Uiltucs, è concomitante alla giornata di sciopero indetta dalle federazioni sindacali territoriali di Torino contro la chiusura dei magazzini e degli uffici dell’interporto sito a Rivalta in provincia di Torino e il trasferimento alla sede centrale di Roma dei 66 lavoratori dipendenti  dal 1° luglio 2019 annunciato ai lavoratori senza nessun preavviso, nessuna informazione e nessun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali a livello nazionale e a livello territoriale.
Per i sindacati si tratta di «una azione inqualificabile, di una gravità inaudita» si legge in un comunicato congiunto che definisce il trasferimento e la chiusura «premeditata e a freddo, che non tiene conto del fatto che per la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti in questa “operazione” è del tutto impossibile anche solo pensare ad un trasferimento di questo genere».
«Non viene inoltre tenuto conto dell’impegno che per tanti anni queste persone, uomini e donne, hanno profuso mettendo a disposizione competenze e know out con oltre »venticinque anni di anzianità nell’azienda» prosegue la nota congiunta.
«Tutta l’operazione, - affondano le due sigle - è stata condotta in spregio di quelle prime relazioni sindacali avviate sin dalla condivisione del progetto di affitto e successivo acquisto di Self Italia da parte di Brico Maxi e da ultimo rinnovate con l’intesa per la rateizzazione delle spettanze non pagate ai dipendenti di Self Italia».
I sindacati puntano il dito contro il trasferimento dei lavoratori che «senza dubbio alcuno, è in realtà, un licenziamento collettivo mascherato, che priva i lavoratori della possibilità di usufruire di ammortizzatori sociali e di tutte  le tutele».
Le segreterie nazionali Fisascat Cisl e Uiltucs sostengono e reiterano quanto già espresso dalle federazioni territoriali torinesi e sollecitano il ritiro o il posticipo del trasferimento e l’avvio di un negoziato che offra ai lavoratori concrete alternative senza escludere l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria per chiusura aziendale.

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