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ArcelorMittal ex Ilva. Bentivogli (Fim Cisl): "Conferma spegnimento Afo2, di nuovo a rischio futuro siderurgico e ambientalizzazione"

Roma, 31 luglio 2019 - "Apprendiamo della decisione del giudice Francesco Maccagnano di rigettare l'istanza di Ilva in amministrazione straordinaria per effettuare i lavori di messa in sicurezza dell'altoforno 2, sequestrato dalla Procura di Taranto dopo che il giudice dell'udienza preliminare Pompeo Carriere aveva respinto l'istanza di dissequestro della stessa Ilva in AS". Così il Segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli in unan nota nella quale spiega che "nel provvedimento, Maccagnano sostiene che far effettuare i lavori e quindi tenere ancora in attività l'impianto, significherebbe esporre i lavoratori addetti ad una condizione di pericolo essendo lo stesso impianto in condizioni di rischiosità. L'altoforno 2, uno dei tre(Afo1, Afo2, Afo4) attualmente operativi di Ilva, andrà quindi fermato e spento, operazione, questa, per la quale il custode giudiziario dell'area a caldo aveva avviato, su incarico dell'autorità giudiziaria, il relativo cronoprogramma".

"Da tempo segnaliamo i ritardi, - sottolinea Bentivogli - proprio su Afo2 e tutta l’area altoforni relativi ad alcune prescrizioni vigenti.

Questa ulteriore tegola si aggiunge ai 1400 lavoratori in Cig dal 2 luglio a cui potrebbero aggiungersi altri 1000 proprio a causa del sequestro di Afo2.
Da qui al 6 settembre data di cessazione dello scudo penale, la tensione in stabilimento aumenta ogni ora. Se aggiungiamo a questi 2400 i 1700 in Cigs comprendiamo come la lentezza con cui si cerca di disinnescare i problemi ambientali si somma ad un’incertezza del Governo che innesca una bomba sociale inaccettabile.
Ancora oggi in Audizione al Senato, un rappresentante del M5S ha ribadito la necessità di riconvertire l’area ex Ilva ad altra attività economica.
I lavoratori non vogliono sussidi ma rientrare al lavoro, in un’ambiente salubre. Il benaltrismo non aiuta ne il lavoro ne l’ambiente.
Il Ministro Di Maio chiarisca definitivamente se rispetto all’accordo del 6 settembre 2018 ha cambiato idea e dia risposte chiare a lavoratori di tutto il Gruppo e ai cittadini di Taranto" conclude.

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