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Terziario. Sindacati: "Sanità integrativa.  Positiva l'intesa di Confcommercio e Federdistribuzione"

Roma, 23 ottobre 2019 – "La notizia della definizione di un percorso condiviso tra Confcommercio e Federdistribuzione in merito all'assistenza sanitaria integrativa è positiva e va sostenuta come parti sociali firmatarie dei contratti". Questa la dichiarazione di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs che ritengono una scelta giusta quella volta alla possibilità di utilizzare le competenze, le dimensioni e le performance oggi garantite dai Fondi Est e Quas per erogare prestazioni sanitarie integrative alle lavoratrici e ai lavoratori del settore appartenenti alle piccole, medie e grandi imprese. L'intesa mostra, come sostenuto dalle organizzazioni sindacali, che è possibile, pur nel rispetto delle autonomie associative, prevedere una razionalizzazione e mettere in condivisione strumenti di derivazione contrattuale a supporto del Welfare."Anche il tavolo tecnico di confronto tra le due Associazioni datoriali - proseguono i segretari generali delle tre organizzazioni sindacali, Maria Grazia Gabrielli, Davide Guarini e Brunetto Boco -  finalizzato da quanto si è appreso, a costruire approfondimenti e analisi comuni in merito al settore distributivo può essere considerato un buon viatico al confronto".Il settore distributivo vive una fase di ulteriori trasformazioni legate alla crisi e all'evoluzione dei  formati distributivi, all'innovazione tecnologica, alla concorrenza ancora condizionata da competizione sui costi che vede alimentare il rischio di dumping nel mercato a partire dal dumping contrattuale. Siamo anche alla soglia di un'importante scadenza come quella dei rinnovi dei Contratti Nazionali di Lavoro applicati a oltre 2,5 milioni di addetti. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs auspicano che il confronto tra Confcommercio e Federdistribuzione sia di supporto alla costruzione di un dialogo più inclusivo tra tutti gli attori del settore perché il futuro negoziato sul contratto nazionale di lavoro non sconti divisioni e ritardi che impatterebbero negativamente sulle lavoratrici e i lavoratori del terziario.

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