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Agroalimentare. Rota (Fai Cisl): Regolarizzazione. Questione di legalità e contrasto al dumping"

ROMA, 20 MAGGIO 2020 - “Non userei il termine sanatoria, ma regolarizzazione: la sanatoria è per gli evasori fiscali. Stiamo parlando di inserire nella legalità persone già presenti nel nostro tessuto produttivo. Credo sia una battaglia di civiltà e un dovere costituzionale del nostro Paese garantire a tutte le persone diritti fondamentali. Non si tratta di un ‘liberi tutti’, ma di affrontare seriamente, senza ideologie e populismi, la gestione della manodopera straniera nel nostro territorio. Una questione che non può essere ulteriormente sottaciuta, anche alla luce dei cambiamenti demografici che stanno interessando il nostro mercato del lavoro”.
Lo afferma il segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, in un’intervista pubblicata oggi da Il Diario del Lavoro.
“Nel settore agricolo – aggiunge il sindacalista – i lavoratori irregolari sono 370mila, i due terzi del totale nazionale. Ci sono inoltre molte aziende che operano legalmente e ci chiedono di contrastare il dumping: la regolarizzazione è certamente un modo per farlo e aiutare quelle realtà che devono affrontare la spregevole concorrenza del caporalato, che opera al ribasso in termini di diritti, retribuzioni e costi dei prodotti, danneggiando imprese e lavoratori”.
A una domanda sui tempi della regolarizzazione e sull’urgenza di manodopera, ha risposto Rota: “Bisogna capire quali saranno le disposizioni operative del Ministero degli Interni. Noi abbiamo sottolineato come la finestra dal primo giugno al 15 luglio sia troppo breve per la presentazione delle domande. Certamente la tempistica e i passaggi della burocrazia andranno a incidere sul quando queste persone saranno effettivamente operative”.
Quanto all’assunzione di percettori dei diversi ammortizzatori sociali, come il reddito di cittadinanza, afferma Rota: “Può rappresentare una risposta ulteriore, purché a queste persone venga riconosciuto un contratto di lavoro, anche a tempo determinato. Restiamo fermamente contrari all’uso dei voucher, perché se è la flessibilità quello che si cerca, il contratto nazionale dell’agricoltura ne ha quanta si vuole. Il voucher è un pezzo di carta vuoto, che riconosce solo una retribuzione, senza nessuna copertura previdenziale, la maternità o il fondo sanitario: è uno strumento che ha una sua logica se rivolto a studenti o pensionati, ma non deve essere inserito in modo strutturale nel mercato del lavoro”.

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