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Sanità. Papotto e Donato (Cisl Medici): "Preservare la salute del cittadino salvaguardando il Servizio Sanitario Nazionale"

Roma, 15 luglio 2020 - Il Covid-19 è stato molte cose. Un virus letale e spietato, un vero e proprio Codice normativo, stando ai circa 700 articoli distribuiti tra i vari DL, DLGS, DPCM aut similia, come anche il detonatore per la deflagrazione del nostro Servizio Sanitario Nazionale che, comunque la si pensi, non può andare avanti così.
Tutte le scelte sbagliate del passato, recente e meno recente, si sono riversate e fuse contemporaneamente nel crogiolo dell’Emergenza rivelandosi per quelle che erano agli occhi di tutti, anche agli occhi di chi non aveva visto o voluto vedere.
Depotenziamento della medicina del territorio, tagli finanziari reiterati in via pluriennale per strutture, strumenti e personale, mancanza di politiche sanitarie lungimiranti, non sono epifenomeni riservati agli “esercizi intellettuali” degli addetti ai lavori ma disastri concreti che si assommano, sino a divenire una montagna inaffrontabile, e fanno sentire tutto il loro drammatico peso specifico sulla vita di ciascuno di noi.
Montagna o meno, un passo la volta e guardandosi i piedi, da qualche parte si deve iniziare, pena l’arretramento della Sanità italiana e, quindi, del Paese stesso con la contestuale vanificazione di tutte le grandi riforme con cui si è cercato di dare attuazione ai diritti sanciti dalla nostra Costituzione, non ultimo il diritto al bene primario della Salute.
Tra le molte cose che si devono fare vi è il recupero del rapporto medico-paziente attraverso la garanzia di condizioni lavorative che consentano a chi esercita la professione sanitaria di guardare al “malato” non più come ad una minaccia da temere per le potenziali azioni giudiziarie che si nascondono dietro ogni parola del medico, detta o non detta, o, peggio, dietro ogni scelta terapeutica da compiere, spesso, in tempo reale.
E’ un punto, questo, che non riguarda solamente l’interesse di una categoria professionale ma il Sistema nella sua interezza sol che si guardino i costi, in miliardi di euro, della “medicina difensiva” che, altro non sono, che risorse finanziarie sottratte alla ricerca, all’ammodernamento delle strutture di cura, alla formazione del personale ed all’inserimento professionale dei medici costretti ad espatriare per non restare “giovani medici” a vita.
La CISL MEDICI per quanto concerneva la fase emergenziale, e prendendo posizione per una profonda rivisitazione della materia, ha avanzato numerose proposte al Governo (l’ultima con lettera del 22 aprile u.s.) perché si voglia finalmente decidere ad affrontare senza miopia i problemi che abbiamo succintamente descritto, fra i molti, l’adeguato “inquadramento” della responsabilità civile e penale del medico.
E si badi, nessuno ha intenzione di auto-esonerarsi da responsabilità suggerendo “scudi” da celare nelle pieghe di emendamenti corsari introdotti in leggi costruite attraverso così tanti rinvii ad altre leggi da costringere il lettore a desistere per sfinimento.
La proposta di CISL MEDICI è chiara, semplice ed ha un obiettivo di fondo che è quello di preservare la salute del cittadino salvaguardando il Servizio Sanitario Nazionale.
Senza stravolgere in alcun modo le leggi vigenti (tra cui la Legge 24/2017), per evitare di aggravare la naturale ipertrofia normativa del sistema legislativo italiano, sarebbe il caso di introdurre nella Legge “Gelli-Bianco”, tutelando l’articolato dalle interpretazioni oscillanti della giurisprudenza, pochi commi che indichino puntualmente quando tra medico e paziente si stabilisce un rapporto di natura contrattuale, oppure, i medici saranno sempre ostaggio della famosa teoria del “contatto sociale” che, pure nobile e raffinata teorizzazione degli esegeti del diritto, sul campo porta solamente una terribile incertezza a scapito del paziente stesso.
Stesso discorso andrebbe fatto per gli aspetti della responsabilità penale. La responsabilità per colpa lieve dovrebbe essere depenalizzata e basta. Non si può lasciare margine interpretativo così ampio da rendere la norma superflua al punto da essere sostituita da un arresto giurisprudenziale.
Da ultimo, che il Governo operi un raffronto tra i costi annuali della “medicina difensiva” e le risorse finanziarie necessarie per l’istituzione di un Fondo nazionale per la copertura di eventuali risarcimenti generati da malpractice. Siamo certi che si accorgerebbe rapidamente di come la medicina difensiva sia caratterizzata da valori economico-finanziari annuali enormemente più alti rispetto al peggiore scenario di soccombenza di lite a carico del fondo che chiediamo.
Come si vede è possibile fare molto con poco. Tutelare il Servizio Sanitario ed i suoi pazienti attraverso la giusta valorizzazione delle sue risorse strategiche: donne e uomini col camice bianco.
Attendiamo risposte!

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