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Industria alimentare. Siglato nella notte il rinnovo del Ccnl 2019-2023, Rota (Fai Cisl): "Un investimento sulla ripartenza"

Roma, 31 luglio 2020 – È stato siglato nella notte il rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare 2019-2023 tra Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Unionfood, Ancit e AssoBirra. Lo rendono noto i sindacati di categoria, che dopo due giorni di ulteriori negoziazioni non-stop hanno portato a termine un accordo sul quale esprimono piena soddisfazione.
“Si tratta di un contratto qualificante e di grande valore”, affermano i segretari generali di Fai, Flai e Uila, Onofrio Rota, Giovanni Mininni e Stefano Mantegazza, che in costante aggiornamento in videoconferenza con la delegazione trattante hanno ottenuto pieno mandato a concludere l’intesa: “In questi 9 mesi di trattativa, abbiamo fatto tutto il possibile per tenere unite le controparti in un unico tavolo, ma le divisioni tra le diverse associazioni di imprese in seno a Federalimentare non si sono ricomposte. Le altre associazioni hanno abbandonato il tavolo negoziale poco prima della conclusione della trattativa. Scelta che risulta essere incomprensibile, dal momento che con le stesse sono stati concordati tutti i miglioramenti normativi e l’incremento del Tem, trattamento economico minimo. Unica differenza rispetto al contratto sottoscritto, 13 euro a carico delle aziende, a partire dall’aprile 2023, per l’incremento aggiuntivo della retribuzione. Questo contratto, frutto di tanti momenti di confronto e mobilitazioni, riconosce un aumento salariale assolutamente appropriato, di 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 euro che verranno erogati a tutti i lavoratori per i quali non viene svolta la contrattazione di secondo livello”.
Tra i punti qualificanti del rinnovo, sottolineano i sindacati:
- introduzione di specifici piani di formazione pre-assunzione, obbligo di garantire l’acceso alla formazione a tutti i lavoratori, rafforzamento della collaborazione tra imprese e mondo della scuola e dell’Università;
- recepimento dei contenuti del Patto della Fabbrica su partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori;
- obbligo, da parte dell’azienda, in caso di mancata iscrizione al sistema di welfare, a versare 20 euro mensili in busta paga;
- viene normato in maniera innovativa il lavoro agile, a partire dal diritto alla disconnessione e alla privacy;
- in materia di tutela della salute, viene rafforzata la formazione e si impegnano le parti a dedicare una giornata al tema della sicurezza sul lavoro;
- migliorata la normativa degli appalti, che vincola all’applicazione del contratto nazionale del settore merceologico delle attività appaltate, sottoscritte dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;
- in materia di congedi parentali vengono ampliati sia quelli retribuiti che non retribuiti, per i figli a carico e l’assistenza familiare, e viene riconosciuto il congedo per donne vittime di violenza;
- rinviato al 1° gennaio 2025 il versamento del contributo da parte dei lavoratori al fondo di assistenza sanitaria Fasa;
- prolungamento dell’esenzione dal lavoro notturno per le lavoratrici che rientrano dalla maternità e per i padri in condizione di monogenitorialità.
“Chiaramente – concludono i sindacati – avendo da oggi un contratto valido fino al 2023, non esiste altra intesa per i comparti dell’industria alimentare: il contratto di riferimento per chiunque vorrà rinnovarlo sarà quello siglato questa notte. Il nostro obiettivo rimane quello della conferma di un contratto unico e di un modello di relazioni industriali forte, strutturato, responsabile, che tuteli tutte le lavoratrici e i lavoratori dell’industria alimentare. Fai Flai e Uila apprezzano la scelta di Unionfood, AssoBirra e Ancit che, di fronte alle sfide che attendono il Paese e il settore nei prossimi anni, hanno deciso di scommettere sul valore delle relazioni sindacali. Le nuove norme sulla formazione, sul lavoro agile, sul welfare, sull’incremento delle retribuzioni, sottolineano che la valorizzazione del lavoro non è una dichiarazione astratta ma un impegno concreto”.

“Il rinnovo del contratto collettivo nazionale dell’industria alimentare rappresenta un investimento per la ripartenza del Paese: ha vinto il senso di responsabilità, ha prevalso la capacità del sindacato di negoziare per sostenere un settore che è divenuto il secondo manifatturiero d’Italia, e che, nonostante le tante difficoltà legate ai canali della ristorazione e del turismo, a causa della pandemia, non ha mai smesso di produrre il cibo per le tavole degli italiani, dimostrando anche grande capacità di adattamento ai repentini cambi di rotta da parte dei consumatori”.
Così Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl, commenta il rinnovo contrattuale per gli alimentaristi siglato nella notte tra Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e le associazioni datoriali Unionfood, Ancit e AssoBirra.
“La partita – spiega Rota – è stata sofferta in questi mesi di trattativa a causa dell’impossibilità, da parte delle associazioni datoriali, di trovare unità attorno al tavolo negoziale. Ma il risultato raggiunto con Unionfood, Ancit e AssoBirra è assolutamente rilevante, rilancia alcuni elementi strategici della piattaforma unitaria e in particolare i cavalli di battaglia della Fai e della Cisl. Penso ad esempio all’importanza che riveste il lavoro agile. Penso alla formazione, che sarà sostenuta anche implementando l’e-learning, le competenze trasversali su lingue, informatica e digitale, la collaborazione con scuole, Università e ITS, il coinvolgimento delle Rsu, e soprattutto riconoscendo il diritto all’accesso alla formazione per ciascun lavoratore, con il suo corrispondente impegno a formarsi. Penso all’aver recepito i contenuti del Patto della Fabbrica in tema di partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori. Ma penso anche al riconoscimento del diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche al di fuori dell’orario di lavoro. Di grande prospettiva, poi, l’ampliamento del welfare e l’aver ottenuto l’istituzione di una commissione paritetica che aggiornerà la classificazione dei lavoratori utilizzando specifici indicatori di professionalità, perché il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente e soltanto con un monitoraggio costante e partecipato sarà possibile anticipare i cambiamenti futuri. Ottimo poi l’accordo sull’aumento salariale, con 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 euro per coloro che non sono coinvolti nella contrattazione di secondo livello, incentivando le imprese a realizzarla”.
“Siamo nel bel mezzo di una crisi inedita – conclude Rota – e sarebbe diabolico lasciare che a entrare in crisi sia anche la contrattazione nazionale di un settore che traina il Made in Italy nel mondo. Per questo il prossimo obiettivo è la sigla del contratto con tutte le altre associazioni di imprese. Fai Flai e Uila hanno insistito sul valore del confronto, ci siamo assunti anche l’onere di organizzare questi ultimi turni di negoziazione, riunendo a Roma dirigenti e operatori e condividendo costantemente, in videoconferenza, con tutta la delegazione trattante, l’evoluzione della trattativa. Il risultato raggiunto rappresenta davvero una grande prova di responsabilità e autorevolezza da parte del sindacato, nonché una bellissima pagina di partecipazione democratica da parte di lavoratrici e lavoratori, che fino al 2023 potranno contare su un contratto innovativo, di prospettiva, di tenuta e rilancio del Paese”.

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