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Immigrazione. Rota (Fai Cisl): "Serve accordo pensioni tra Italia e Albania"

ROMA, 18 NOVEMBRE 2020 - “Serve una convenzione sulle pensioni tra Italia e Albania per riconoscere i periodi contributivi maturati nei due Paesi: è una misura che sosteniamo con forza, perché dopo tanti anni di immigrazione albanese il rischio di non maturare il diritto alla pensione è concreto per tante lavoratrici e lavoratori”.
È l’appello lanciato dal Segretario Generale della Fai Cisl Onofrio Rota durante il webinar di oggi “Albanesi in Italia: lavoro, integrazione, previdenza”, promosso dal sindacato agroalimentare e ambientale in partenariato con la rivista e centro studi Confronti e il Patronato Inas Cisl.
“L’Italia – ha spiegato il leader della Fai – ha già stipulato nel tempo convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con diversi Paesi extra Ue, ad esempio con Argentina, Brasile, Australia, Tunisia, Turchia, e anche con Paesi dell’area balcanica, come Serbia, Montenegro, Kosovo, Bosnia-Erzegovina. Tutti accordi che riconoscono i contributi versati in qualsiasi Paese una volta raggiunta l’età pensionistica. Non c’è motivo, dunque, per cui anche tra Italia e Albania, che condividono una storia di amicizia, legami storici, rapporti economici e un destino comune nell’Unione Europea, non si lavori per favorire una convenzione bilaterale. È una battaglia di giustizia sociale, che per quanto ci riguarda nasce anche dal basso, dalle preoccupazioni segnalate da tanti lavoratori albanesi, e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.
L’appello è stato accolto con favore da tutti i relatori, tra i quali Gigi Petteni, Presidente Inas Cisl, il Senatore Tommaso Nannicini, componente della Commissione parlamentare sugli enti di previdenza e assistenza sociale, Francesca Puglisi, Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Anila Bitri Lani, Ambasciatore d’Albania in Italia, il sociologo Rando Devole, il Vice Ministro per l’Europa e gli Affari Esteri Sokol Dedja, il Segretario Confederale della Cisl nazionale Giulio Romani. In particolare, l’impegno ad “avviare al più presto un tavolo per costruire una soluzione concreta, coinvolgendo Inps e ministeri competenti”, è stata espressa dalla Sottosegretaria Francesca Puglisi. “È un’anomalia che proviamo a superare da tempo – ha rilanciato il Senatore Nannicini, commentando la mancanza di un accordo tra Italia e Albania – infatti ci sono già bozze di convenzione con relative stime di costo, oggi basta la volontà politica e possiamo davvero dare una risposta concreta a questa domanda di diritti ed equità”. “Una situazione che tra l’altro incentiva il rischio di lavoro nero e sfruttamento, auspichiamo un cambiamento anche per facilitare l’affermazione di regole e legalità”, ha commentato in chiusura Giulio Romani.
Quella albanese, è emerso durante l’incontro, moderato dal Direttore di Confronti Claudio Paravati, è una comunità ben presente nell’agroalimentare. In agricoltura, nel 2002 lavoravano 15.272 albanesi, mentre con 33.568 presenze censite all’inizio del 2020, e un aumento di oltre 1300 lavoratori nell’ultimo anno, la comunità albanese si annovera oggi tra le provenienze più numerose, assieme a quelle rumena, marocchina e indiana.

 

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