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Agroalimentare. Rota (Fai Cisl): "Governo Draghi. Ripartire dal lavoro"

Roma, 22 febbraio 2021. “Il tema dell’ambiente, come avevamo ampiamente previsto e sostenuto da tempo, anche con le nostre campagne, come ‘Fai Bella l’Italia’, non rappresenta un settore a sé, ma il bisogno di una visione strutturale che coinvolga in maniera trasversale tutti i comparti, tutte le categorie, l’intera economia globale. Auspichiamo che la scelta di cambiare nome al Ministro dell’Ambiente, chiamandolo Ministro per la transizione ecologica, non sia solo un cambiamento di forma, ma di sostanza”.
Lo scrive il Segretario Generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, in un lungo intervento su agroalimentare e ambiente pubblicato oggi sul quotidiano digitale In Terris con il titolo “Le priorità e le sfide che attendono Draghi”.
“Siamo pronti a dare il massimo contributo per riscrivere insieme tanti aspetti cruciali”, scrive Rota, ricordando, tra le sfide attuali, anche la battaglia per una PAC che includa i principi della condizionalità sociale: “I finanziamenti non devono cadere a pioggia, ma andare a chi applica i contratti e rispetta i diritti dei lavoratori”. Fra i vari passaggi, il sindacalista invita il Governo a riprendere in mano il piano triennale interministeriale contro il caporalato e la questione del bonus ristori, dal quale i lavoratori agricoli sono stati esclusi: “È l’esito della logica delle mancette: si finisce per gratificare anche categorie che non hanno conosciuto crisi, mentre si nega una boccata d’ossigeno a chi ha basse e discontinue retribuzioni”, accusa il leader della Federazione agroalimentare e ambientale della Cisl.
Tra gli altri punti indicati da Rota, “i lavoratori contagiati dal Covid, che non maturano le giornate utili per accedere alla disoccupazione agricola”, l’urgenza “di un ammortizzatore strutturale per i pescatori”, e “il bisogno di riconoscere, per il 2020, le stesse giornate lavorate nel 2019, offrendo ai lavoratori agricoli la possibilità di accedere agli opportuni ammortizzatori sociali, perché xylella, cimice asiatica, gelate invernali e primaverili, alluvioni, hanno fatto molto più male all’agricoltura di quanto non abbiano fatto il lockdown e la crisi della ristorazione, facendo perdere nel 2020 ben 2 milioni di giornate di lavoro”.
“Ma è soprattutto sui settori della bonifica e della forestazione che il nuovo Governo potrà e dovrà dare un segnale di svolta”, aggiunge il Segretario Generale della Fai Cisl, spiegando: “Mentre tutti parlano di ambiente, scontiamo ancora la miopia di un sistema Paese che non sa investire su queste professioni, che sono il vero baluardo della messa in sicurezza del territorio e della lotta a quella ‘fragilità idrogeologica’ citata dallo stesso Presidente Draghi nel suo discorso”.
L’intervento completo è disponibile su www.interris.it.

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