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Agroalimentare. Dl Sostegni, Rota (Fai Cisl): “Sui lavoratori agricoli ingiustizia da sanare” 

Roma, 3 aprile 2021 - “I lavoratori agricoli hanno perso nel 2020 reddito e oltre due milioni di giornate di lavoro, sono state stanziate risorse per le imprese del settore ma non per loro, che hanno continuato a garantire il cibo sulle tavole degli italiani. Dopo i bonus di marzo e aprile 2020, di 600 e 500 euro, ci si è dimenticati degli operai agricoli, mentre agli altri stagionali sono state riconosciute diverse indennità in ogni decreto. Si tratta di un'ingiustizia da sanare, come ha riconosciuto lo stesso Ministro Patuanelli nel confronto con noi svolto due giorni fa, dopo la nostra manifestazione unitaria a Roma”. Lo ha detto il Segretario Generale della Fai Cisl Onofrio Rota, intervenendo oggi a Omnibus su La7, mostrando come esempio la busta paga di un lavoratore di 615 euro. “Il settore agroalimentare, pur con tutte le criticità – ha detto Rota – è quello che più di tutti gli altri potrà sostenere la ripartenza del Paese, però vanno sradicate le sacche di illegalità ancora diffuse. È giusto che la politica sostenga l’agricoltura 4.0, sulla quale molte aziende stanno investendo, ma esiste ancora il caporalato, come dimostra anche quello che è accaduto ieri a Foggia, con gli ennesimi arresti per sfruttamento”. Quanto all’utilizzo dei voucher, il sindacalista ha espresso agli altri ospiti, il Sottosegretario Francesco Battistoni e il Presidente di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, netta contrarietà: “In agricoltura questo strumento già è normato e non servono ulteriori estensioni, in questo settore i contratti garantiscono già tutta la flessibilità necessaria alle imprese, il lavoro agricolo è strutturato anche come lavoro a chiamata, mentre riutilizzare i voucher come è stato fatto in passato vuol dire precarizzare ancora di più il lavoro e legittimare quelli che chiamiamo ‘caporali di carta’. Oggi molti italiani si avvicinano all’agricoltura ma lo fanno per diventare imprenditori, mentre il ruolo di operaio agricolo rimane faticoso e poco remunerato, trainato dai lavoratori di origine straniera”, ha detto il sindacalista, “dunque la sfida è far diventare più attrattivo il lavoro agricolo, non più precario”. Rota ha ricordato inoltre che il 10 aprile riprenderà la mobilitazione unitaria dei sindacati di categoria con presidi davanti tutte le prefetture d’Italia.

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