Tarantelli. Furlan: "Era un riformatore vero e uomo del dialogo. La politica faccia tesoro dei suoi insegnamenti"

tarantelliRoma, 27 marzo 2018.  "Ezio Tarantelli resterà sempre per la Cisl un punto di riferimento costante ed un modello illuminato da far conoscere ai giovani. Ma e’ soprattutto la politica che dovrebbe far tesoro degli insegnamenti di Tarantelli in una fase delicata in cui occorre un grande senso di responsabilità collettivo per garantire al nostro paese quella stabilità di governo e quella capacità di guidare (anche sul piano europeo) i necessari cambiamenti istituzionali ed economici con equita’ e senso di giustizia sociale”. Lo scrive oggi sul quotidiano cattolico “Avvenire” la Segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan ricordando la figura dell’economista romano ucciso trentatre anni fa dalle Brigate Rosse. “Aveva solo 44 anni Ezio Tarantelli quando la sua vita è stata spezzata dal piombo delle Brigate Rosse davanti alla Facoltà di Economia a Roma dove la mattina del 27 marzo 1985 le Brigate Rosse gli spararano alle spalle mentre saliva in macchina dopo aver fatto l’ultima lezione ai suoi studenti. Sul suo corpo martoriato furono estratti diciassette proiettili” , sottolinea la Furlan. “Una barbarie inaudita nei confronti di un uomo semplice, padre di un bambino di sette anni, un intellettuale libero, animato da una grande passione civile e sociale. Eppure in queste giornate ci sono stati segnali davvero preoccupanti nel nostro paese. Le scritte ingiuriose sui muri di Modena dove insegnava Marco Biagi, l'oltraggio alla lapide di Via Fani, le parole offensive di Barbara Balzarani nei confronti dei parenti delle vittime del terrorismo testimoniano quanto sia debole il senso di coesione e di appartenza nella nostra comunità. Sono la conferma di quanto poco si sia fatto in questi anni nella societa', nelle scuole e nelle università per costruire, attorno al ricordo di tanti martiri della stagione degli anni di piombo, un argine ai fomentatori di odio e di violenza”.
Furlan aggiunge anche Tarantelli che aveva messo i suoi studi e la sua esperienza internazionale al servizio del paese. “Un riformatore vero che voleva migliorare le condizioni dei lavoratori con la forza delle idee, il confronto con la realtà, l’impegno quotidiano. La sua avventura umana, breve ma straordinaria, ha ancora molte cose da insegnarci. Le politiche da lui ispirate e sostenute con convinzione dalla Cisl sono riuscite a guadagnare cittadinanza, salvando il paese da cadute rovinose”.
Per Furlan quella di Tarantelli era un’utopia a favore dei deboli, contro l’arroganza dei forti, di quelli che ostacolano il cambiamento, trovando alleati inconsapevoli nell’estremismo populista ed antagonista. L’impegno caparbio ed illuminato per contrastare l’inflazione negli anni ottanta fu una vittoria della democrazia di cui si giovarono soprattutto i lavoratori e la povera gente. “Ma il pensiero e l’azione di Tarantelli hanno ispirato anche il decennio seguente, ponendo le premesse dei grandi accordi della politica dei redditi nel 1992 e nel 1993 che ci hanno salvato dalla bancarotta e tenuti agganciati all’Europa. 
Tarantelli operò con lucida umiltà perché le strategie cooperative, basate sulla responsabilità reciproca e la condivisione di obiettivi generali, avessero la meglio sul conflitto e sullo scontro. Fu anche un convinto assertore di politiche attive del lavoro che rafforzassero il ruolo contrattuale e partecipativo del sindacato; di una flessibilità negoziata e tutelata; di una forte lotta alla disoccupazione, vista come il male più dannoso e più probabile in assenza di strategie anticipatrici concordate a livello europeo.
L’accordo innovativo sulle relazioni industriali che abbiamo siglato con Confindustria alcune settimana fa è figlio anche delle sue idee e della sua lezione. Ed i giorni diffiili che attraversiamo ci confermano la bontà del suo metodo riformatore, che alle fughe illusorie o alle chiusure pregiudiziali preferisce il dialogo, la ricerca paziente e rigorosa di soluzioni concertate, dettate dagli interessi comuni e dalle attese dei più deboli”. 
 

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