19 dicembre 2016. Il Segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli oggi a Milano all’iniziativa in ricordo di Vito Milano, sindacalista della Fim scomparso 10 anni fa ricorda come il ruolo del sindacato è anche quello di un rapporto educativo con i lavoratori, altrimenti la coscienza operaia corre il rischio di essere sequestrata dai populismi. In questi termini l’investimento nella formazione come diritto soggettivo, conquistata nell’ultimo rinnovo contrattuale, è fondamentale. In questi termini i soggetti, come il sindacato, che si candidano a rappresentare il cambiamento devono far crescere il “vuoto promettente” per far nascere idee buone e utili. Negli anni ’80 – dice Bentivogli – abbiamo accompagnato una visione strumentale del lavoro indebolendo, oltre che il lavoro, anche il sindacato e la rappresentanza collettiva. In Fim abbiamo fatto ripartire una nuova cultura del lavoro, partendo dalle zone più difficili del nostro Paese dove più scarsa è la legalità e dove c’è criminalità organizzata. Con i giovani Fim, quest’anno abbiamo organizzato il campo giovani ad Aversa e Casal di Principe in Campania: è stato un modo per ridare significato alle parole che ogni giorno diciamo e che rischiano di diventare retorica sterile se non accompagnati dalla testimonianza delle nostre azioni. Il sindacato in questi termini – per il leader della Fim – deve diventare un luogo generativo, dove ciascuno possa esprimere e realizzare se stesso, altrimenti – dice – siamo condannati all’insignificanza. In questo senso la passione di Vito deve essere contagiosa per i giovani che entrano al lavoro e nel sindacato. La crisi ha fatto perdere 600mila posti nell’industria e 300mila nei meccanici, ma c’è anche una questione di percezione della disuguaglianza, che non è sempre correlata alle condizioni vere delle persone. Certo – dice il leader Fim – c’è un problema legato all’ impoverimento del ceto medio che si è incattivito, ma non sempre la realtà è quella che viene descritta sui media e sulla quale si fa molta retorica. C’è anche un Paese di finiti poveri, bisogna per questo fare i conti tra la percezione di povertà e la povertà reale, per evitare ulteriori ingiustizie. Le nuove disuguaglianze – dice Bentivogli – non sono solo in termini di reddito, ma di libertà di partecipazione e accesso al sapere. La battaglia per il diritto alla formazione, nel contratto è stata tra le più dure nell’ ultimo rinnovo contrattuale, ma fondamentale per il futuro. Di fronte alla quarta rivoluzione industriale, infatti, il rischio è che queste povertà aumentino, perché –conclude – se come sindacato non ci occupiamo della disuguaglianza nelle competenze digitali – rischiamo di candidare molti lavoratori alla disoccupazione e questo vale anche per il rafforzamento del welfare aziendale che mira a ridurre le disuguaglianze. Roma, 19 Dicembre 2016
Metalmeccanici. Fim Cisl: “Ruolo del sindacato è anche quello di un rapporto educativo con i lavoratori”
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