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Automotive. 60 mila posti di lavoro a rischio. Graziani (Cisl) e Uliano (Fim Cisl): “Per evitare una drammatizzazione tempi rapidi e interventi straordinari”

Pubblicato il 29 Lug, 2021

Oltre 60 mila i posti di lavoro a rischio.  E’ quanto emerso nel primo incontro nel gruppo di lavoro dei “produttori filiera componentistica automotive” e organizzazioni sindacali, che si è svolto oggi al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma, alla presenza del Viceministro Gilberto Picchetto.

“Abbiamo ribadito con forza – si legge in una dichiarazione congiunta del Segretario Confederale Cisl Giorgio Graziani e di Ferdinando Uliano, Segretario nazionale Fim Cisl  –  la drammaticità che si sta già configurando in molte imprese italiane del settore dell’auto coinvolte nel processo di cambiamento delle motorizzazione endotermiche verso l’elettrico:  dalla Bosch di Bari, dove si producono pompe per il diesel, con oltre 1200 lavoratori;  alla Denso di Vasto dove il 70% degli oltre 1000 lavoratori è impiegato sulla componentistica dei motori  (alternatori e motori di avviamento); alla Marelli di Bari, dove si producono iniettori per motori a benzina e cambi,  con oltre 600 lavoratori impiegati sulla componentistica motori endotermici;  la Vitesco di Pisa dove  si producono iniettori per i motori a benzina e dove è già  stato annunciato il rischio per 750 lavoratori; a cui si aggiungono gli oltre ai 7000 lavoratori del Gruppo Stellantis in Italia che lavorano direttamente sulle motorizzazioni benzina e diesel.

E’ necessario individuare strumenti specifici per governare la transizione in modo da evitare la drammaticità di fabbriche chiuse e licenziamenti selvaggi, come quelli a cui abbiamo assistito in queste settimane. Dobbiamo costruire le condizioni per una compatibilità sociale dentro un processo di cambiamento in atto nel settore che rischia di spazzare via migliaia di posti di lavoro.

Abbiamo apprezzato la convocazione odierna, abbiamo ribadito che deve essere un primo tavolo del settore, a cui devono seguire, altri più operativi dove imprese,  sindacato e governo,   insieme devono individuare le priorità e gli investimenti necessari, sia in termini di risorse finanziarie,  che di formazione professionale specifica, di ammortizzatori sociali e di politiche attive straordinarie,  per il settore industriale più importante sul piano occupazionale e di produzione di ricchezza,  coinvolto nella transizione ecologica.  Un  processo quest’ultimo accelerato ulteriormente dal “Fit for 55” europeo” conclude la nota.

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