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Covid. Cisl: “Sì a protocolli nazionali e standard minimi per garantire vaccinazioni sicure nei luoghi di lavoro”

Pubblicato il 25 Mar, 2021

“Abbiamo ribadito oggi ai Ministri Orlando e Speranza che la Cisl è pronta a dare il proprio contributo attivo e responsabile al piano delle vaccinazioni nelle aziende ed in tutti i luoghi di lavoro. Il vaccino è oggi l’unica arma per combattere il Covid. Ma per questo è necessario aggiornare i protocolli del 2020 sulla salute e sicurezza e concordare insieme un nuovo protocollo nazionale su come organizzare le vaccinazioni nei luoghi di lavoro, evitando la fuga in avanti di alcune Regioni che hanno escluso in alcune intese con le associazioni imprenditoriali il sindacato”. Lo ha detto il Segretario Confederale della Cisl Angelo Colombini al tavolo tecnico di confronto per la campagna di vaccinazione sui luoghi di lavoro, la tutela dei lavoratori più esposti e per il Protocollo sicurezza.
“Bisogna accelerare le procedure per la vaccinazione e fare arrivare il maggior numero di dosi di vaccini nei territori. Noi possiamo fare la nostra parte e speriamo che il nuovo protocollo nazionale che andremo a definire nelle prossime settimane abbia alla base la compartecipazione responsabile tra Governo, imprese e sindacati come abbiamo fatto con i protocolli dell’anno scorso. Per quanto attiene all’obbligo della vaccinazione bisognerà coniugare i principi della libertà individuale, sanciti dalla Costituzione, con la specificità di alcune attività lavorative, pensiamo per esempio ai settori di cura e di assistenza degli anziani. Sul protocollo dovremmo specificare soprattutto gli standard minimi ed i requisiti indispensabili affinché nei luoghi di lavoro si possano effettivamente ospitare presidi di vaccinazione sicuri ed efficienti, con la presenza di medici ed infermieri competenti, dispositivi adeguati e soprattutto avere locali idonei per praticare interventi eventuali di medicina d’urgenza.
Per i lavoratori che non possono fare il vaccino per fragilità personali o altre patologie, bisognerà fare in modo che le aziende affrontino il tema con le rappresentanze sindacali sulle soluzioni specifiche da adottare. Non possiamo escludere i lavoratori che rifiuteranno di vaccinarsi dall’attività lavorativa ma dobbiamo concordare insieme soluzioni alternative. Ci sono poi da affrontare sempre attraverso la contrattazione i problemi della garanzia della privacy, come gestire i dati personali, chi paga i costi della vaccinazione e come affrontiamo il tema degli eventuali sintomi nella finestra temporale tra la somministrazione e la post vaccinazione. Deve esserci insomma una collaborazione vera e proficua tra imprese e sindacato per il bene dei lavoratori e per la più ampia e capillare campagna vaccinale nei luoghi di lavoro”.

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