5 luglio 2017- “I dati dell’ Istat di oggi sulla precarietà nel lavoro di tante donne madri sono molto preoccupanti e dovrebbero far riflettere tutti perche’ testimoniano ancora una volta come l’Italia sia il fanalino di coda in Europa sia per il livello insufficiente di occupazione femminile stabile sia per una sempre piu’ difficile conciliazione tra lavoro e famiglia”. Lo dichiara in una nota la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, sui dati di oggi dell’Istat. “Le donne hanno pagato il prezzo più alto della crisi economica in questi anni perche’ sono le prime che sono precipitate nell’area della precarieta’ e della poverta’. E’ un fenomeno che non riguarda solo le donne giovani ma oggi e’ lo stato di fatto di tante lavoratrici madri ed in eta’ avanzata. Non solo permane in Italia il problema del divario salariale tra uomo e donna, ma una donna su 3 e’ costretta a lasciare il lavoro dopo la nascita del primo figlio oppure ad accettare lavori sempre piu’ precari o sottopagati. In molti casi la rinuncia alla maternità va collegata direttamente anche all’inadeguatezza di servizi a sostegno della genitorialità, alla mancanza di politiche finalizzate alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, allo smart working, alla flessibilità negli orari. Bisognerebbe avere incentivi fiscali e contributivi per favorire l’assunzione stabile delle donne madri, fare di piu’ con le politiche attive del lavoro, con la formazione, con la contrattazione, nazionale, aziendale e nei territori, ponendo le condizioni per una valorizzazione ed una specificità del lavoro femminile. E’ una questione di civiltà, che come Cisl abbiamo posto nel nostro ultimo congresso. La tutela delle donne lavoratrici e la conciliazione con la famiglia vanno affrontati nella consapevolezza che si tratta di un investimento per lo sviluppo del nostro Paese e non di un costo per la società”.