Emilia Romagna. Cisl Fp Emilia Centrale: “Infermieri assolti, avevamo ragione noi, professionisti accusati ingiustamente”

Modena, 14 settembre 2017. «Sui 53 infermieri assolti dopo due anni, avevamo ragione noi. Siamo soddisfatti di come si sia conclusa questa vicenda, anche se aspettiamo le motivazioni per entrare nel merito della posizione del giudice. Per ora ci limitiamo a essere contenti per i 53 colleghi». Lo afferma Patrizia De Cosimo, responsabile sanità per la Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale, commentando la sentenza di assoluzione perché “il fatto non sussiste” dei 53 infermieri accusati di abuso della professione in quanto non sarebbero stati in regola con il pagamento della quota al proprio collegio professionale, l'Ipasvi. Molti dei professionisti, assistiti dalla Cisl attraverso l'avvocato Alessandro Ancarani, hanno visto così riconosciute le proprie ragioni. «Sono state confermate le posizioni che la Cisl Funzione pubblica aveva portato avanti già nel 2015 – sottolinea De Cosimo - 53 infermieri di vari reparti dell'Ausl modenese avevano subito un decreto penale di condanna per abuso della professione e avevano rischiato di essere sospesi dall'azienda sanitaria. Il motivo della condanna era legato a una questione puramente burocratica: non erano in regola con il pagamento della quota annuale (a Modena 50 euro) al collegio Ipasvi. Fin da subito la Cisl si era attivata per offrire assistenza agli infermieri coinvolti. Oggi possiamo finalmente dire che avevamo ragione». «Con la recentissima pronuncia, di cui si conoscerà l'intera motivazione entro 40 giorni, – rimarca l'avvocato Ancarani, che ha difeso alcuni degli infermieri accusati - il tribunale di Modena conferma la linea intrapresa dalla più recente giurisprudenza, secondo la quale l'obbligo di iscrizione all'Ipasvi non sussiste per gli infermieri che non svolgono attività libera, ma sono invece dipendenti anche se di strutture private, ma direttamente o indirettamente accreditate presso una pubblica amministrazione. In tal caso, infatti, essi non esplicano attività professionale mediante contratti d'opera con i singoli utenti, ma – conclude l’avvocato Ancarani - sono assoggettati alla disciplina dell'ente da cui dipendono».

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