Sicilia. Province, Cisl Sicilia: "Incostituzionale non finanziare i servizi"

Nuovi enti sono stati creati, sostiene la Cisl richiamando la sentenza della Consulta 10/2016, la Regione ha l’obbligo costituzionale di provvedere al loro fabbisogno, pari a 180 mln. Il via alla centrale unica degli acquisti porterebbe in cassa 4-500 mln La Regione non faccia come Ponzio Pilato: “sarebbe un’omissione incostituzionale”. La Cisl Sicilia torna sulla vicenda delle Province soppresse in Sicilia con la legge 15 del 2015 che ha istituito i Liberi consorzi di Comuni e le Città metropolitane. I nuovi enti sono stati creati, afferma il sindacato guidato in Sicilia da Mimmo Milazzo, la Regione ha l’obbligo costituzionale di provvedere al loro fabbisogno, che si attesta sui 180 milioni di euro. La Cisl richiama la recente sentenza della Consulta (la 10 del 2016) che, con riferimento alla Regione Piemonte, ha sancito l’obbligatorietà del finanziamento dei servizi degli enti di area vasta. E sottolinea che “i 20 milioni inseriti inizialmente nella manovra in discussione all’Ars più i 30 messi in conto nelle ultime ore, sono un’enorme esiguità e una violazione della giurisprudenza costituzionale”. Perché a essere ipotecati, denuncia il sindacato, sarebbero servizi essenziali alla comunità: in fatto di scuole, manutenzione delle strade, assistenza ai disabili. E anche “il destino di seimila persone, partecipate comprese, che non possono essere immolate sull’altare dell’inefficienza pubblica”. Per la Cisl, “la strada che il governo deve percorrere fino in fondo” è quella della revisione della spesa attraverso il taglio di uffici di gabinetto, incarichi dirigenziali esterni, consulenze, consigli d’amministrazione e spese improduttive. Soprattutto, afferma il segretario generale Milazzo, “serve il via libera tempestivo alla centrale unica degli acquisti, che pare ancora avvolta nelle nebbie, al di là di annunci e belle parole”. Istituita con legge regionale nel maggio scorso, “se nel 2015 la centrale unica fosse stata attuata per tutti i rami dell’amministrazione, per le aziende sanitarie e gli enti e le società collegati, al di là di ogni considerazione sulla lotta al malaffare – segnala il sindacato - si sarebbero liberate risorse per 4-500 milioni che ora potrebbero essere investite nel sistema delle autonomie locali”. “Esattamente la cifra – ripete Milazzo – che manca all’appello del bilancio e per la quale si attende l’intesa istituzionale con Roma”. Insomma, “errare humanum est perseverare autem diabolicum”, sbottano alla Cisl, che fa appello al “senso di responsabilità istituzionale” di Governo e Ars. E quanto alla sentenza 10/2016 della Consulta, la nota del sindacato riporta il seguente brano: “In assenza di adeguate fonti di finanziamento a cui attingere per soddisfare i bisogni della collettività di riferimento in un quadro organico e complessivo, è arduo rispondere alla primaria e fondamentale esigenza di preordinare, organizzare e qualificare la gestione dei servizi a rilevanza sociale da rendere alle popolazioni interessate. In detto contesto, la quantificazione delle risorse in modo funzionale e proporzionato alla realizzazione degli obiettivi previsti dalla legislazione vigente, diventa fondamentale canone e presupposto del buon andamento dell’amministrazione, cui lo stesso legislatore si deve attenere puntualmente”. Pertanto, insiste la Cisl, il governo, in sede di varo della manovra, deve assumersi la responsabilità di sostenere, qualificare e consentire il decollo degli enti che ha istituito, “sennò determinerà un disastro smaccatamente incostituzionale”.

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