Lombardia. Manifestazione Italcementi a Bergamo, adesione allo sciopero del 95%

29 Aprile 2016 - Sono stati più di 1500 i lavoratori Italcementi che questa mattina hanno sfilato nel centro di Bergamo per lo sciopero nazionale contro la vendita a Heidelberg. “Uno spettacolo...peccato sia per 700 licenziamenti”, uno dei commenti alla vista del fiume di persone provenienti da tutta Italia che tra musiche, slogan, bandiere e fumogeni ha riempito le strade attorno allo stabilimento cittadino della famiglia Pesenti, l’obiettivo vero di ogni battuta e di tutti i comizi finali.

“Non si può lasciare un intero territorio in balia del mercato – ha detto Angelo Dessì, RSU storico dello stabilimento orobico -. Dov’è quella responsabilità sociale d’impresa con cui i nostri vertici si sono, per anni, sciacquati la bocca?”. Parlamentari eletti in provincia, rappresentanti delle istituzioni locali, i sindacati bergamaschi in “formazione completa” hanno fatto parte del corteo, aperto dallo striscione unitario. All’interno numerosi dialetti e tante storie, soprattutto di preoccupazione per sé e per le famiglie. Intanto, nelle aziende del gruppo, l’adesione allo sciopero toccava quota 95%. “ Adesso dobbiamo capire quali vie d’uscita ci sono – ha detto Franco Turri, segretario generale nazionale FILCA CISL -. Si vende un’azienda storica, e i soldi finiscono in speculazioni finanziarie. Chi governa deve metterci risorse e testa”. Per Ferdinando Piccinini, segretario generale CISL di Bergamo, “in nessuna delle vertenze di questi anni abbiamo assistito a atteggiamenti così irresponsabili nei confronti di persone e territorio. A 8 mesi dall’annuncio non abbiamo potuto confrontarci realmente sul piano industriale. Tutto questo è inaccettabile. “Non vogliamo subire passivamente scelte che mettono in discussione professionalità di 100 anni di lavoro, di tre generazioni che si sono alternate in questa sede rendendo grande questa azienda”, ha sottolineato Danilo Mazzola, responsabile FILCA provinciale. Questa protesta, è stato detto da più parti è solo la prima. “Arriveremo a Roma, anche a Heidelberg se necessario. Nessuno pensi di gestire questa situazione con “quattro soldi”. Serve il tempo necessario per costruire azioni di prospettive occupazionali, non per parcheggiare chissà quanti lavoratori negli ammortizzatori sociali per chissà quanti anni”.

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