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Haiti: dopo il terremoto, l’impegno dei sindacati internazionali nel paese più povero del mondo

La tragedia di Haiti ha scosso l’indifferenza e la distrazione del mondo e forse, speriamo, anche il fariseismo di quanti sapevano ma fingevano di non sapere. Perché non è giusto recitare giaculatorie che rimandano ad un fatalismo che nasconde tante colpe, tante responsabilità. Dire che è per fatalità che i disastri naturali colpiscono sempre i più poveri è non voler riconoscere che i poveri vengono più colpiti semplicemente perché possono difendersi di meno. Oggi tutti scoprono che Haiti è il paese più povero dell’emisfero americano, tra i paesi più derelitti del mondo: c’è voluta una tragedia umanitaria di proporzioni bibliche per far stropicciare gli occhi a tanti osservatori della comunità internazionale e far guardare con raccapriccio quello che è sotto gli occhi di tutti da sempre, ma molti non volevano vedere. Un mese fa, alla Conferenza governativa Italia-America Latina, a Milano, piena di imprenditori che chiacchieravano di paradisi da sfruttare, dove il Presidente Berlusconi si permetteva battute con il Presidente di Panama, annunciando di voler scappare dai giudici italiani per rifugiarsi nelle meraviglie caraibiche, il Segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha “gelato” la Sala richiamando l’attenzione dei delegati durante la sessione finale: “…Haiti conosce livelli di degrado e di indigenza estremi. Haiti é fra quei Paesi che, soltanto perché la spietata legge dell’informazione rivolge i propri riflettori altrove, rischiano di essere totalmente dimenticati anche dalle grandi Istituzioni che finanziano la cooperazione allo sviluppo. Le Istituzioni che si occupano della Cooperazione, l’Unione Europea, ma anche il nostro Paese, forse troppo precipitosamente hanno cancellato l’America Latina dalle priorità di intervento, giustificandosi per i discreti indicatori generali della crescita economica continentale...” La Cisl è tra le voci che instancabilmente denuncia alla comunità internazionale le contraddizioni economiche e sociali di tanti paesi, ed ha sempre additato Haiti tra gli esempi più forti. Pur infatti in un continente in crescita economica, Haiti rappresenta tutte le contraddizioni della globalizzazione e dello sviluppo disordinato che caratterizzano la congiuntura che viviamo. Concentrato potente di tutte le sperequazioni sociali immaginabili, Haiti vede, nel suo piccolo territorio, amplificate all’ennesima potenza tutte le problematiche che vengono analizzate su larga scala dagli economisti e dai sociologi. Ero per la Cisl a Port au Prince nel 1993, in una missione del Sindacato mondiale, c’era anche Fausto Bertinotti, allora Segretario confederale della Cgil (quei giorni ad Haiti acuirono certe analisi radicali sulla povertà che avrebbero caratterizzato il pensiero del futuro Segretario di Rifondazione comunista): l’isola era a ferro e fuoco per la reazione alla spietata dittatura dei Duvalier (Papa “doc” e Baby “doc”, dittatura tramandata da padre a figlio), il sindacato brutalizzato e disperso, dirigenti e militanti assassinati dalle squadre paramilitari (i famigerati “Tontons macoutes”). In quei giorni c’era anche la tragedia dei “boat people”, le improbabili zattere piene di ragazzi haitiani che scappavano verso le coste americane, ma venivano respinte a fucilate dalla marina americana. Il Reverendo Jesse Jackson riuscì a convincere il Presidente Clinton ad avere più clemenza e ad accogliere i rifugiati e gli immigrati clandestini. L’avvento al Governo del Presidente Jean Bertrand Aristide, ex vescovo cattolico e teologo della liberazione, sembrò destare speranze di riscatto e cambiamenti positivi, ma contraddizioni e corruzioni travolsero l’ex prelato, costretto ad andare in esilio in Sud Africa; neppure con il Presidente René Preval si generò alcuno scatto di dignità, Haiti è piombato lentamente in una spirale che lo fa sembrare un paese dannato dalla storia e condannato al sottosviluppo cronico. Già nel 1993 Port au Prince faceva letteralmente paura e sconcertava: una città che accoglie quasi 4 milioni di esseri umani mostrava all’osservatore “ricchezze ostentate e miserie esposte”, l’una accanto all’altra, come commentammo in quei giorni su Conquiste del Lavoro. Estremamente ricchi e tremendamente poveri: ed il terremoto di oggi ha spietatamente rispettato la geografia economica e sociale che fotografammo allora: solo le case dei ricchi hanno retto bene, le fragili costruzioni dei poveri sono miseramente crollate. E con esse gli edifici pubblici e gli ospedali, segno evidente che né i governi si sono mai interessati né alcun privato ha mai investito per ristrutturare o ricostruire strutture che non fossero fonti di guadagno. In queste ore tanti si rendono infine conto di come Haiti e la Repubblica Dominicana occupino di fatto la stessa isola: e si fa fatica a credere che uno degli Stati più poveri del mondo abbia le spiagge che confinano con quelle dorate dove ci sono tra i più grandi “Resort” del mondo, con la presenza di tante imprese italiane (nei villaggi turistici dominicani i “pacchetti famiglia” offrono l’animazione turistica in italiano, come se si fosse a Rimini o Riccione). E scoprono oggi come tantissimi haitiani vadano a piedi dalle loro case tutti i giorni fino alle strutture alberghiere dominicane per lavorare come schiavi, lavori umili, prostituzione, per poi farvi ritorno a notte inoltrata, sempre a piedi. La Cisl ha appoggiato fin dagli anni ‘90 progetti di cooperazione in Haiti, insieme alla CFDT francese, coordinati dalla Orit, allora la Centrale regionale della Confederazione Internazionale dei Sindacati ed ha sempre destinato una parte del proprio Fondo di Solidarietà alle disperate esigenze della popolazione dell’isola caraibica, spesso colpita da disastri naturali, i temibili uragani. La Cisl si è spesa soprattutto per sostenere i sindacati locali, nel loro arduo ruolo di tutelare lavoratori estremamente sfruttati in una realtà che, superato il buio della dittatura, ha conosciuto solo flebili vagiti di democrazia. Ora la comunità internazionale è chiamata ad una prova di coerenza: seppelliti ed onorati i morti, bisognerà soccorrere ed accudire i superstiti, ma soprattutto accompagnare con programmi di cooperazione una rinascita economica capace di garantire la dignità di ogni vita umana. La Cisl, come sempre nella sua storia, sarà in prima fila. Giuseppe Iuliano* *Dipartimento Politiche internazionali CISL Responsabile per l’America Latina

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