Le Organizzazioni sindacali di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil esprimono forte preoccupazione per le attuali modalità di affidamento delle concessioni idroelettriche, che se non saranno modificate rischiano di dare corso a un vero e proprio depauperamento delle stesse, come dimostra il caso delle prime due concessioni messa a gara dalla Regione Lombardia.
Fin dall’approvazione del DL semplificazioni (Legge 12/2019), queste federazioni avevano manifestato la loro contrarietà per la scelta di delegare alle Regioni, senza un indirizzo chiaro, un bene fondamentale per il Paese come quello della produzione di energia elettrica, pulita e programmabile, realizzata attraverso gli impianti idroelettrici. La scelta dell’assegnazione delle concessioni tramite procedura ad evidenza pubblica, partenariato o società pubblico-privata, determinerà potenziali rischi per il futuro infrastrutturale degli impianti, per i livelli occupazionali correlati, per le realtà territoriali delle Regioni stesse.
Tali condizioni stanno pregiudicando, inevitabilmente, l’impegno d’investimenti a favore degli impianti stessi, ormai obsoleti ed usurati, con serio pregiudizio della loro efficienza e capacità produttiva, oltre che di possibili rischi legati alla sicurezza del territorio e degli operatori.
Allo stato delle cose, è impraticabile la riassegnazione al concessionario uscente che dovrebbe garantire di contro un impegno per un piano d’investimenti serio ed attuabile, perché le modalità di procedura ad evidenza pubblica, partenariato o società pubblico-privata è tra le condizioni per accedere alle risorse disponibili nel Pnrr.
Da evidenziare inoltre, che manca una condizione di reciprocità con gli altri stati dell’UE. In sostanza, le società estere possono partecipare alle gare per l’aggiudicazione di concessioni in Italia, mentre la stessa condizione non è garantita per le società italiane che volessero partecipare a gare fuori dal perimetro nazionale.
Le prime due concessioni idroelettriche scadute e messe a gara in Italia dalla Lombardia sono state Resio e Codera Ratti-Dongo, al momento gestite rispettivamente da A2A e da Edison e per le quali si sono registrate undici offerte, tra straniere e italiane. La gestione di questo primo bando di gara non può che rafforzare le nostre preoccupazioni.
Si tratta di una scelta che, nei fatti, premia la necessità di “fare cassa” della Regione Lombardia, anziché prediligere il buon funzionamento degli impianti e un interesse più generale legato alla gestione del sistema elettrico nazionale in una logica integrata tra le varie fonti. Oltretutto, dagli incontri con i vari soggetti interessati, emergerebbe la volontà di modificare gli “attuali perimetri di concessione”, innescando una logica di “sistema” che metterebbe a repentaglio anche il concetto univoco di “asta di derivazione”: esiste, quindi, il concreto pericolo di attuare uno spezzettamento dei vari bacini che intervengono su una risorsa idrica, a discapitodell’efficienza dell’intero sistema.
Inoltre, fa riflettere la mancata previsione, da parte della Regione Lombardia, di precisi obblighi verso il territorio con riferimento alla gestione delle risorse idriche. Infine, il bando in questione non prevede una clausola di continuità occupazionale per gli operatori e i tecnici che prestano servizio in queste centrali, lasciando all’aggiudicatario la possibilità di applicare il proprio modello organizzativo, e quindi di rioccupare o meno il personale presente. Ciò significa, non solo un rischio per il futuro di questi addetti finora assunti e delle loro famiglie, ma anche il rischio della progressiva perdita di competenze qualificate e della dispersione delle professionalità connesse alla conoscenza degli impianti che purtroppo è spesso la causa di incidenti più o meno gravi come è accaduto a Suviana. Ecco perché occorre fermare fin da subito il modello proposto dalla Regione Lombardia, affinché non si ripropongano ne nella regione, ne a livello nazionale, dei bandi di gara orientati solo a garantire la massima remunerazione. Garanzia d’investimenti da parte dei concessionari, qualità degli impianti produttivi, sicurezza del territorio e tutela occupazionale sono elementi che per il sindacato sono imprescindibili.
E in verità, dovrebbero esserlo anche per un Ente Pubblico!
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