La Zona Franca Doganale è una grande opportunità per i territori delle province di Latina e Frosinone. A patto che ci si rimbocchi le maniche, tutti, senza dare nulla per scontato. E senza cullarsi sugli allori. I vantaggi sono molteplici, ma soprattutto va considerato che in queste aree ci sono ampie prerogative dal punto di vista fiscale, con la riduzione o esenzione del pagamento dell’Iva, e doganale, con l’esonero dei dazi doganali.
Con un gioco di squadra intelligente e programmato si possono e si devono attrarre investimenti, sostenere le imprese, potenziare le filiere produttive e logistiche, mettendo al centro i posti di lavoro e le persone.
E’ evidente che il porto di Gaeta potrà essere strategico e centrale come principale porta di accesso ai mercati. Ma allo stesso tempo è fondamentale che interagisca con i sistemi industriali e logistici delle province di Frosinone e di Latina.
Mai come in questo momento, sulla base di una simile opportunità, il Basso Lazio deve dimostrare di essere molto di più di una espressione geografica. La Zona franca doganale ha bisogno che i porti e le infrastrutture “dialoghino” tra loro, che le aree produttive abbiano la possibilità di mettere in moto un moltiplicatore in grado di alimentare sia la competitività dei territori che l’occupazione.
Si può fare, lo dobbiamo fare. Tutti insieme. Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha detto che non si tratta di un annuncio, ma di una norma già vigente. Uno strumento che va “pensato” e declinato tenendo conto anche della Zona Logistica Semplificata. Un provvedimento, fortemente voluto e sostenuto pure dalla Cisl del Lazio, che ha presentato diversi studi al riguardo, che non solo rafforza la competitività della Regione e dei suoi lavoratori, ma offre altresì nuove opportunità di crescita ed occupazione. L’imperativo categorico è attrarre investimenti e stimolare l’innovazione, in particolare nei settori logistici e manifatturieri, che sono vitali per l’economia regionale. La Zls si caratterizza per il fatto di rendere più attrattivi e competitivi alcuni territori, prevedendo sia delle semplificazioni burocratiche che della agevolazioni fiscali, oltre al credito di imposta.
Adesso c’è anche la Zona franca doganale, definita per sostenere l’export e lo sviluppo industriale dell’area che comprende le province di Latina e Frosinone. Il senatore Nicola Calandrini ha detto che si tratta di “uno strumento stabile, senza scadenza e senza utilizzo di risorse da parte dello Stato, pensato per sostenere la vocazione all’export e rafforzare la competitività delle imprese. Ora si apre la fase operativa: la sfida è renderla concreta e accessibile a chi vuole investire”.
Significa che consente di ragionare su più zone funzionali tra loro: magazzini, aree di stoccaggio, varchi doganali e strutture di controllo. Le merci extra-UE introdotte nella Zona franca doganale non sono soggette a Iva o dazi doganali finché non vengono immesse nel territorio doganale dell’Unione Europea. Nessun limite temporale allo stoccaggio delle merci: ciò consente alle imprese di adottare politiche di magazzino più flessibili e strategiche.
Indubbiamente enormi potenzialità, considerando pure i numeri dell’export del Basso Lazio. Allo stesso tempo però sarà fondamentale e su questo punto la Cisl non allenterà la concentrazione neppure per un secondo, che vengano considerate prioritarie anche le politiche occupazionali. Il rilancio passa dal lavoro. Come sempre.
Un’ultima considerazione: Zona Logistica Semplificate e Zona franca doganale. Due risposte concrete. Aspettiamo la terza: la Stazione Tav di Ferentino, a servizio del Basso Lazio. L’effetto filiera sarebbe completo.


