«La sicurezza sul lavoro in Puglia non è più un tema da affrontare soltanto dopo una tragedia: è il parametro attraverso cui si misura la qualità dello sviluppo della nostra regione. Non parliamo di numeri astratti, ma di persone, famiglie, comunità che ogni giorno affidano al lavoro la propria dignità e il proprio futuro». Lo afferma il Segretario generale Cisl Puglia Antonio Castellucci, commentando gli ultimi dati elaborati dall’Inail che delineano un quadro che non consente alcuna sottovalutazione. Nei dodici mesi del 2025 sono state presentate 27.973 denunce di infortunio: Bari 10.473, Bat 2.224, Brindisi 2.841, Foggia 4.037, Lecce 4.531, Taranto 3.867.Castellucci aggiunge: «Segnale evidente di criticità strutturali nell’organizzazione produttiva e della mobilità. I settori più esposti restano industria e servizi, seguiti dall’agricoltura. Preoccupano inoltre le costruzioni, il commercio e la sanità, mentre sul piano territoriale emergono dati rilevanti in tutte le province. Ancora più drammatico il dato sulle morti: la Puglia si conferma al 4° posto nazionale e registra complessivamente 71 decessi, di cui 58 in occasione di lavoro, 13 in più rispetto al 2024, mentre sono sempre 13 quelle registrate in itinere.La fascia di occupati di età 50-59 anni, quella che dovrebbe rappresentare il patrimonio di esperienza più prezioso per il sistema produttivo – prosegue il Segretario – fa registrare il maggior numero di denunce di infortunio (6.658). Questo significa che il problema non è l’errore individuale, ma il modello organizzativo: turni, appalti, tempi di produzione e qualità degli investimenti incidono carenza di prevenzione e formazione. Parallelamente crescono le malattie professionali: dalle 9.104 denunce del 2024 alle 11.198 del 2025, con forte incidenza delle patologie osteomuscolari e del tessuto connettivo, salite a 7.807 casi. Taranto è l’area più colpita per denunce complessive (3.542), seguita da Lecce (2.337) e Bari (2.293). Di fronte a questo scenario, la Cisl Puglia non si limita alla sola denuncia. La nostra proposta è un cambio di paradigma che deve coinvolgere tutti». Castellucci sottolinea che «È urgente passare dalla gestione dell’incidente alla costruzione permanente della prevenzione. Serve innanzitutto un Piano straordinario regionale sulla sicurezza tra Regione, Inail, Asl, Ispettorato del Lavoro e parti sociali, dotato di obiettivi verificabili di riduzione di infortuni e malattie professionali. Occorre poi rafforzare i controlli: più ispettori, più tecnici della prevenzione e programmazione coordinata delle verifiche nei settori a maggiore rischio quali edilizia, logistica, agricoltura e appalti di servizi. L’altro pilastro è la partecipazione dei lavoratori. Necessari il rafforzamento del ruolo deirappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), formazione continua e confronto preventivo quando cambia l’organizzazione del lavoro. Serve investire in una formazione vera, pratica e periodica, con attenzione ai lavoratori».Conclude: «La sicurezza è una competenza costruita nel tempo. Fondamentale anche prevenire le malattie professionali attraverso sorveglianza sanitaria rafforzata. Ridurre l’usura lavorativa significa allungare e migliorare inoltre la vita lavorativa senza scaricare costi anche su sanità e famiglie. Siamo sempre più convinti, come Cisl Puglia, che la sicurezza debba entrare concretamente nella filiera produttiva e nella cultura sociale con clausole stringenti negli appalti, ribadendo la responsabilità del committente, il rispetto di leggi e contratti, la tracciabilità delle lavorazioni e l’introduzione stabile dell’educazione alla sicurezza nelle scuole e nella formazione professionale: Insomma bisogna puntare alla qualità del lavoro, costruendo una Puglia in cui la dignità del salario e la sicurezza sul lavoro siano veri diritti inseparabili e imprescindibili».


