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Turismo in Puglia, Piacquaddio (Fisascat Cisl): «Molte potenzialità ancora inespresse per il settore»

Pubblicato il 13 Feb, 2026

Alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, la Regione Puglia, alla presenza dell’assessore regionale al Turismo Graziamaria Starace e del governatore Antonio Decaro, ha presentato i dati sull’andamento del turismo nell’anno 2025, incrementate rispetto all’anno precedente. Confortanti le presenze registrate in Puglia, 22 milioni nel 2025, con un aumento significativo (pari al 13% in più, rispetto al 2024) di arrivi internazionali che si sono attestati in 6,7 milioni, facendo delineare una crescita costante. Ancora più interessante il dato economico, che ha registrato una chiusura pari a quasi 14 milioni di euro, per una incidenza percentuale poco più del 16% rispetto al PIL regionale, traducendosi in una occupazione di addetti pari a circa 200.000 lavoratrici e lavoratori. Il Segretario generale Fisascat Cisl Puglia Leonardo Piacquaddio osserva: «Come Federazione cislina pugliese del Turismo, condividiamo la progettazione regionale per il futuro, esposta al BIT di Milano da Decaro e da Starace, per mettere la nostra regione in una cornice di maggiore attrattività turistica, a tutto tondo, con iniziative delocalizzanti rispetto alle zone dove il turismo è maggiormente concentrato, riducendo la pressione sulle aree più visitate, offrendo strutture ricettive anche nei borghi interni, che tanto soffrono di spopolamenti e diseconomie rispetto ai centri più grandi.Il turismo – prosegue Piacquaddio – se considerato come un investimento industriale, può rilanciare l’economia pugliese e totalizzare un PIL regionale con una incidenza nel medio e lungo termine, che potrebbe raggiungere anche il 25 – 30%. Aiuterebbe a comprimere significativamente le sacche di povertà in cui versano intere aree regionali, in particolare quelle dell’entroterra. Ma l’ambizione non è di facile realizzazione in termini concreti, se si vuole impegnare il nostro territorio in una prospettiva di “turismo di qualità”, avendo la Puglia tutte le carte in regola sotto ogni profilo ambientale, balneare, enogastronomico, religioso, faunistico, artistico e storico-culturale.I grossi ostacoli – sottolinea ancora il sindacalista – si incontrano nel sistema delle reti, a partire da quelle infrastrutturali, specie per le piccole comunità delle aree interne. Bene sarebbe proporre progetti di recupero del territorio con interventi meno impattanti sotto il profilo ambientale, quali rimboschimenti e tecniche di ingegneria naturalistiche, e che essi stessi genereranno ulteriore attrattività turistica, contaminando progressivamente e positivamente le comunità non abituate a vivere di turismo. Non meno importanti le reti tecnologiche: in alcune zone della Puglia mancano o sono addirittura carenti le reti delle trasmissioni con i più avanzati sistemi di trasmissione dati, in antitesi al galoppante avanzare dell’intelligenza artificiale. Alla luce di queste premesse, diventa di complicata realizzazione l’idea di mettere in campo nuove strategie regionali capaci di rendere vivibile per tutto l’anno l’intero territorio regionale. Spostare assi economici in zone economicamente sofferenti, e ridistribuendo i turisti dalle strutture ricettive dalle aree sovraffollate, interessate dal fenomeno dell’overtourism, specie in alta stagione, verso aree poco conosciute e poco frequentate in undertourism, se non con le sistemazioni ed implementazioni delle reti infrastrutturali, resteranno idee senza le gambe della concretezza. Riequilibrare questi parametri significa avere le idee chiare sulle politiche di destagionalizzazione del turismo, significa mappare e capire il punto di accoglienza in tutte le aree a vocazione turistica della nostra Regione, specie nelle aree a potenzialità inespresse. Significa che dall’aeroporto internazionale di Bari e dagli altri scali aeroportuali di Foggia e Brindisi, dal porto croceristico di Bari, sino alle reti ferroviarie a taratura regionale, bisogna concretamente ottimizzare i collegamenti con i nuovi punti di ospitalità nelle aree più interne, con infrastrutture di grandi capacità. Ciò comporterebbe anche destagionalizzare il lavoro delle figure professionali di settore, che spesso trovano soluzioni occupazionali fuori dalla nostra Regione, con contratti di lavoro stabili e duraturi e non stagionali ed in alcuni casi anche a chiamata. Significa che il sistema del mercato del lavoro nel settore del turismo alberghiero, balneare, termale enogastronomico, ambientale, religioso, montano, lagunare, deve poter offrire opportunità stabilmente concrete per le lavoratrici ed i lavoratori di settore, affinché il comparto turistico aiuti a frenare anche l’emorragia dello spopolamento di cittadini in età molto giovane di vaste aree, oltre a contrastare l’ormai piaga della denatalità che fortemente soffre circa il 40% dell’intero territorio regionale. Non meno importante, anzi fondamentale, attuare misure volte alla formazione professionale dedicata al tema della sicurezza, alla luce degli ultimi dati Inail che riportano un allarmante incremento del 600% degli infortuni dei lavoratori del comparto turistico. Gli ultimi dati ISTAT oltre a quelli dell’Osservatorio turistico dell’Agenzia Puglia promozione hanno registrato una crescita di oltre il 10% rispetto al 2024 di presenze in più e che fortunatamente ha coinvolto anche città meno gettonate, come Taranto, Brindisi, Foggia ed anche la BAT.Ma se il comparto del turismo deve diventare leva di riequilibrio territoriale  – conclude Piacquaddio – nasce la necessità che tutti gli attori istituzionali, con la Regione Puglia capofila, le associazioni datoriali di categoria, organizzazioni sindacali maggiormente firmatari di accordi sociali di programmi, remino tutti nella stessa direzione passando dalle idee progettuali alla realizzazione, con l’adozione di concrete responsabilità da parte di tutti. La Fisascat Cisl Puglia chiederà a breve un incontro all’Assessorato regionale al Turismo, per esporre i propri contributi, anche sotto il profilo delle opportunità occupazionali all’interno di un importante comparto di sviluppo sociale, economico, reddituale ed occupazionale».