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Sardegna. Cisl Scuola: Il piano di dimensionamento rischia di aggravare la dispersione scolastica

Pubblicato il 16 Feb, 2026

Il «Piano di dimensionamento» per la Sardegna deve essere calibrato in modo diverso. Quello attuale, basato su parametri nazionali uniformi, è penalizzante  per l’isola, perché fatica a tenere conto delle specificità sarde: insularità, orografia impervia, difficoltà di mobilità, disagiate situazioni economiche delle famiglie, carenze nel sistema dei trasporti pubblici, distanze  tra centri abitati soprattutto nelle zone interne, spopolamento.  Per la Cisl scuola regionale il “Piano” per il prossimo anno scolastico – applicato attraverso il  commissario ministeriale, che  ha soppresso ulteriori 9 autonomie scolastiche  in aggiunta alle 38 già accorpate negli ultimi tre anni – rischia concretamente di aggravare la  già alta dispersione scolastica  e di allontanare ulteriormente gli studenti dai banchi di scuola.

Il Ministero dell’Istruzione del Merito  si comporta in modo assolutamente irrazionale: nelle zone a  più alto rischio educativo taglia anziché aumentare l’offerta educativo/formativa. In Sardegna nell’anno scolastica 2024/2025  la quota di studenti  con scarse competenze alfabetiche  era del 49,1%, al terz’ultimo posto delle classifica delle regioni italiane ( all’ultimo la Sicilia con il 53,3% di low performer, al penultimo  la Calabria 58,8%). Al terz’ultimo posto anche per livelli più alti di studenti con competenze numeriche insufficienti (57,9%), meglio di Sicilia  ( 62%) e  Calabria (59,5%).

«La scuola  – dice Maria Luisa Serra, segretaria generale della Cisl Scuola Sardegna – non è solo un servizio da erogare, ma un investimento strategico per il futuro dell’Isola, per promuovere inclusione, ridurre le disuguaglianze e favorire lo sviluppo equilibrato tra costa e interno. Nella nostra regione la scuola rappresenta più che mai un presidio essenziale di presenza pubblica, coesione sociale e opportunità per i giovani. Ogni istituto scolastico, anche il più piccolo, funge da punto di riferimento per famiglie e comunità, contribuendo a contrastare l’abbandono dei territori e l’emigrazione giovanile».

La CISL Scuola Sardegna denuncia da tempo che ridurre le autonomie non equivale a razionalizzare in modo efficiente, ma spesso significa sovraccaricare il personale (docenti e ATA costretti a pendolarismo estenuante e maggiore precarietà), limitare la capacità di personalizzare i percorsi educativi soprattutto per alunni con bisogni speciali  e indebolire il ruolo della scuola come argine contro lo spopolamento  e contro la dispersione scolastica implicita, che vede l’isola sempre al terz’ultimo posto nella graduatoria delle regioni meno virtuose. In Italia nell’anno scolastico 2024/2025, il 12,3% degli studenti e delle studentesse del terzo anno della scuola secondaria di primo grado è a rischio di dispersione implicita; la quota è diminuita rispetto al 16,6% dell’anno scolastico 2020/2021, a seguito dei buoni risultati raggiunti nelle prove di inglese. Ma Sicilia (23,6%), Calabria (21,2%) e Sardegna (20,7%) presentano i valori più elevati.

«L’esclusione della Sardegna dai fondi aggiuntivi per il personale legati al PNRR aggrava il quadro, privandoci – dice   Maria Luisa Serra – di risorse vitali per rafforzare organici, formazione e supporto alle scuole in difficoltà».

Per questo la CISL Scuola Sardegna propone con urgenza un cambio di rotta. «Dobbiamo istituire  – dice la segretaria generale – parametri di dimensionamento flessibili e deroghe motivate, che riconoscano il contesto insulare, le distanze reali e il calo demografico effettivo». Quindi avviare un confronto autentico e paritario tra Ministero, Regione, enti locali, sindacati e comunità scolastiche, per decisioni condivise che mettano al primo posto il diritto allo studio di qualità. Infine investire in infrastrutture, trasporti scolastici, formazione del personale e progetti territoriali che rendano la scuola un fattore di attrattività per i giovani, contrastando l’emigrazione e sostenendo lo sviluppo dell’Isola. «La scuola sarda – conclude  Maria Luisa Serra – non è un costo da contenere, ma un diritto costituzionale e un bene comune irrinunciabile. È lo strumento principale per tenere unite le nostre comunità, per garantire equità e per costruire un futuro migliore per tutti i ragazzi sardi, ovunque vivano».