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Fumarola al Consiglio generale della Cisl Emilia Romagna: «Patto sociale rimetta al centro il lavoro di qualità, la partecipazione e la coesione come condizione di sviluppo»

3 Marzo 2026 | In Evidenza

Fumarola al Consiglio generale della Cisl Emilia Romagna: «Patto sociale rimetta al centro il lavoro di qualità, la partecipazione e la coesione come condizione di sviluppo»

3 Marzo 2026 | In Evidenza

«Il patto sociale che proponiamo per l’Emilia Romagna e per il Paese è un metodo permanente, con impegni chiari e verificabili, che tenga insieme salari e produttività, formazione e innovazione, welfare e servizi pubblici, politiche industriali e infrastrutturali, transizioni ambientali e tecnologiche. Un Patto che rimetta al centro il lavoro di qualità, la partecipazione e la coesione come condizione di sviluppo. Non è il tempo della contrapposizione sterile, delle scorciatoie, delle bandierine. È il tempo del confronto vero, del dialogo, della corresponsabilità, di un sindacato che non si limita a denunciare, ma che costruisce: nel merito, con autonomia, con serietà. La CISL è pronta a fare la sua parte come sempre con spirito riformista, con concretezza, con la bussola del bene comune». Lo ha detto oggi a Bologna la leader Cisl Daniela Fumarola concludendo il Consiglio generale della Cisl Emilia Romagna.

«L’Emilia Romagna è un territorio che, più di altri, tiene insieme dimensioni diverse e spesso difficili da comporre: manifattura ed economia dei servizi, filiere export e distretti, cooperazione e piccola impresa, città dinamiche e aree interne che rischiano di perdere popolazione e opportunità, grandi infrastrutture e connessioni che ancora mancano o sono incompiute. È una regione “motore” ma esposta alle turbolenze globali, ai cambiamenti tecnologici, alle transizioni ambientali, alle fragilità demografiche, alle nuove disuguaglianze» ha aggiunto Fumarola.

«Malgrado gli sforzi posti in campo, è complesso, in Emilia Romagna, come in tante altre regioni, trovare lavoratori con skill allineate alla nuova domanda di competenze, anche tenendo conto delle potenzialità degli immigrati di prima e seconda generazione, che però faticano a trovare un ascensore sociale. Bisogna affrontare la sfida demografica, il problema della casa, le nuove sacche di fragilità che interessano sempre più anche i giovani. «Pur avendo un’occupazione, troppe ragazze e troppi ragazzi continuano a percepire retribuzioni insufficienti e garantire un tenore di vita dignitoso. Ecco perché il dialogo sociale e la responsabilità condivisa sono fondamentali in questa regione che ha sempre cercato di tenere a bordo imprenditori, lavoratori, terzo settore, società civile, università, sindacato», ha concluso la sindacalista.

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