Il quadro turistico della Romagna nel 2025 evidenzia un sistema in crescita rispetto al 2024, ma profondamente trasformato rispetto al 2019. La dinamica più evidente è la divaricazione tra arrivi in aumento e pernottamenti più deboli, segnale di una riduzione della permanenza media. Parallelamente, emerge con forza la crescita dell’extra-alberghiero, mentre l’alberghiero mantiene i grandi volumi ma mostra segnali di pressione strutturale.
Provincia di Rimini: grandi numeri, soggiorni più brevi e boom dell’extra-alberghiero
Nella provincia di Rimini, il 2025 registra 3.954.156 turisti (+4,63%) e 15.621.185 pernottamenti (+1,85%). La componente italiana si attesta a 2.984.951 arrivi (+3,72%) e 11.072.518 presenze (-0,04%), mentre quella estera cresce fino a 969.205 arrivi (+7,52%) e 4.548.667 pernottamenti (+6,76%), confermandosi come principale motore della crescita. Il comparto alberghiero totalizza 3.594.597 arrivi (+3,36%) ma 13.696.378 pernottamenti (-0,02%), evidenziando una stagnazione delle permanenze. L’extra-alberghiero, invece, registra 359.559 arrivi (+19,29%) e 1.924.807 presenze (+17,44%), con una fortissima espansione della domanda straniera (+24,60% nei pernottamenti). Nel confronto con il 2019, la trasformazione è evidente: gli arrivi crescono da 3.790.613 a 3.954.156 (+163.543), mentre i pernottamenti calano da 16.237.603 a 15.621.185 (-616.418). Il mercato italiano perde peso (-1.284.288 pernottamenti), mentre quello estero cresce significativamente (+667.870 pernottamenti). Il dato più rilevante riguarda la redistribuzione interna: l’alberghiero perde 1.461.810 presenze, mentre l’extra-alberghiero ne guadagna 845.392, quasi raddoppiando i volumi. Rimini resta quindi il cuore quantitativo della Riviera, ma con un modello sempre più orientato a soggiorni brevi e ospitalità diffusa.
Provincia di Forlì-Cesena: crescita fragile e difficoltà a trattenere i flussi
La provincia di Forlì-Cesena nel 2025 presenta un quadro più fragile: 1.232.277 turisti (+2,77%) e 5.803.947 pernottamenti (-0,94%). La componente italiana cresce negli arrivi (1.023.056, +2,23%) ma cala nelle presenze (4.645.807, -2,17%), mentre quella estera aumenta sia negli arrivi (209.221, +5,46%) sia nei pernottamenti (1.158.140, +4,31%). L’alberghiero registra 920.609 arrivi (+1,09%) e 3.758.399 presenze (-0,51%), mentre l’extra-alberghiero cresce negli arrivi (311.668, +8,06%) ma cala nelle presenze (2.045.548, -1,73%). Il territorio mostra quindi una difficoltà strutturale a trattenere i turisti. Rispetto al 2019, emerge un recupero quantitativo ma non pienamente qualitativo: gli arrivi passano da 1.144.405 a 1.232.277 (+87.872) e i pernottamenti da 5.436.119 a 5.803.947 (+367.828). Cresce soprattutto la componente estera (+165.613 pernottamenti), mentre quella italiana aumenta meno. L’alberghiero resta sostanzialmente fermo (+9.775 pernottamenti), mentre l’extra-alberghiero cresce in modo più significativo (+358.053 presenze). Forlì-Cesena appare quindi come il territorio più instabile, con un sistema che cresce ma senza consolidare la qualità della permanenza.
Provincia di Ravenna: la crescita più solida e il modello più equilibrato
La provincia di Ravenna è nel 2025 la realtà più dinamica: 1.749.275 arrivi (+8,96%) e 7.241.692 pernottamenti (+6,06%). La crescita è diffusa: italiani a 1.365.055 arrivi (+8,05%) e 5.546.831 presenze (+5,68%), stranieri a 384.220 arrivi (+12,29%) e 1.694.861 pernottamenti (+7,32%). L’alberghiero cresce (4.490.050 presenze, +2,43%), ma è l’extra-alberghiero a trainare con 2.751.642 pernottamenti (+12,57%) e 418.360 arrivi (+14,65%). Ravenna mostra quindi un modello più equilibrato e in espansione.Il confronto con il 2019 rafforza questa lettura: gli arrivi aumentano da 1.552.891 a 1.749.275 (+196.384) e i pernottamenti da 6.576.896 a 7.241.692 (+664.796). La crescita è sostenuta soprattutto dalla componente estera (+426.820 pernottamenti), ma anche quella italiana è in aumento (+237.976). L’alberghiero perde leggermente (-40.757 presenze), mentre l’extra-alberghiero cresce in modo molto consistente (+705.553 pernottamenti), diventando un pilastro strutturale del sistema.
Nel complesso, il 2025 conferma una Romagna in espansione rispetto al 2024, ma il confronto con il 2019 evidenzia una trasformazione più profonda: più turisti, ma soggiorni più brevi e una crescente incidenza dell’extra-alberghiero. Il sistema si sta spostando da un modello basato sulla quantità e stabilità alberghiera a uno fondato su flessibilità, frammentazione e domanda internazionale.«Il quadro che emerge dai dati conferma che la Romagna continua ad attrarre, ma sta cambiando pelle – afferma il Segretario Generale CISL Romagna Francesco Marinelli -. Crescono gli arrivi, ma si accorciano i soggiorni e si trasforma il modello di ospitalità.
È una dinamica che, dal punto di vista sindacale, non può essere letta solo come un successo quantitativo: va governata, perché ha effetti diretti sulla qualità del lavoro e sulla tenuta sociale del territorio. Come CISL Romagna evidenziamo un punto centrale: il ridimensionamento relativo dell’alberghiero e l’espansione dell’extra-alberghiero rischiano di produrre un sistema con meno lavoro stabile, meno contrattualizzato e più frammentato. Il turismo romagnolo è cresciuto storicamente come industria dell’ospitalità, capace di generare occupazione diffusa e professionalità. Se oggi si evolve verso modelli più “leggeri”, dobbiamo evitare che questo significhi precarietà e perdita di posti di lavoro.
Servono regole, controlli e politiche che valorizzino il lavoro qualificato. Allo stesso tempo – chiosa il segretario –, non possiamo ignorare che il cambiamento della domanda è reale. Il turista cerca sempre più esperienze, autenticità e territori da vivere. Questo apre una grande opportunità per la Romagna, ma il turismo esperienziale non si improvvisa: richiede competenze, integrazione tra filiere e investimenti mirati. E anche qui il lavoro è centrale, perché servono figure professionali nuove, formate e stabilmente inserite.Accanto a questo, va rilanciato con forza anche il turismo congressuale, che rappresenta una leva strategica per qualificare l’offerta e destagionalizzare i flussi. La Romagna dispone di strutture importanti e di un know-how consolidato, ma per competere davvero servono investimenti continui, promozione coordinata e servizi di livello internazionale. Il congressuale significa presenze di qualità, maggiore spesa e lavoro più stabile e qualificato.
C’è poi una questione strutturale cruciale: le infrastrutture. È impensabile competere nel mercato turistico internazionale con strade congestionate, collegamenti ferroviari insufficienti e un sistema aeroportuale fragile. Investire su viabilità, ferrovie e trasporto aereo è una scelta strategica: significa rendere il territorio più accessibile, prolungare la stagione turistica e distribuire meglio i flussi.In sintesi – conclude Marinelli –, i dati ci dicono che il turismo cresce, ma cambia. La sfida è governare questa trasformazione: più qualità del lavoro, più infrastrutture, più turismo esperienziale e più congressuale. Solo così la Romagna potrà restare competitiva senza perdere la propria identità e, soprattutto, senza scaricare i costi del cambiamento su lavoratrici e lavoratori»..

