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Lavoro. Romani: “Nessun sostegno a soluzioni che mirino a regolare il salario attraverso minimi di legge non determinati dalla contrattazione”

Pubblicato il 30 Apr, 2022

“La proposta che il ministro Orlando ha portato al tavolo e su cui ha ricevuto un’unanime disponibilità dei sindacati a fare una verifica di attuabilità , non è per la definizione di un salario minimo legale come leggiamo su alcuni giornali, ma per l’individuazione di un trattamento economico complessivo minimo contrattuale. In poche parole il Ministro non ha proposto una legge che fissi un importo minimo per i salari sul modello delle tante proposte già giacenti in Parlamento, ma una norma per individuare con certezza quali debbano essere i contratti nazionali, sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, dai quali trarre, settore per settore, il trattamento economico complessivo minimo da applicare a tutti i lavoratori del settore stesso”. È quanto sottolinea il segretario confederale della Cisl Giulio Romani. “La proposta, che avrebbe l’effetto di favorire l’estensione  dei trattamenti economici dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, già applicati a oltre il  95% dei lavoratori,  alla totalità dei dipendenti,  è stata accolta favorevolmente proprio perché, anziché prevaricare la contrattazione con l’indicazione di minimi legali potenzialmente sostitutivi dei contratti, esalterebbe il ruolo di questi ultimi, attribuendo ad essi  il compito di dettare le soglie, come già fa correntemente la magistratura quando è chiamata ad esprimersi su questo tema da un ricorso individuale. La Cisl ha però fatto presente al Ministro alcune perplessità di natura tecnico-giuridica sulla materiale praticabilità di questo modello non ricevendo risposte risolutive neppure dai tecnici del ministero ma solo un rinvio a futuro approfondimento. In particolare appare piuttosto tortuosa  la modalità con cui si dovrebbero individuare i perimetri di applicazione di questi trattamenti, tanto più riscontrando la scarsa disponibilità a definirli da parte delle associazioni datoriali che, per voce dello stesso Ministro, avrebbero dato ben poca disponibilità a procedere in quella direzione. Certo è che la trasformazione mediatica di un’apertura a discutere sulla praticabilità di una sorta di erga-omnes dei trattamenti economici complessivi dei contratti in disponibilità a parlare di salario minimo non facilita né l’avvio, né la creazione di un clima di fiducia sulle prospettive della discussione.  Per quanto ci riguarda, ribadiamo, come già fatto in tutte le sedi, anche nell’ultimo incontro tenuto sul tema presso il Ministero del Lavoro, che siano disponibili ad affrontare il tema di come valorizzare e incentivare la contrattazione, ma non daremo mai il nostro sostegno a soluzioni che mirino  a regolare il salario attraverso minimi di legge non determinati dalla contrattazione”, conclude Romani.

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