«Il gruppo Bcc Iccrea con il nuovo piano strategico 2026-2028 si propone obiettivi ambiziosi: 52 miliardi di nuovi finanziamenti e investimenti tecnologici per 340 milioni, 2500 assunzioni con un incremento dell’occupazione di 700 persone. La positiva propensione del gruppo all’intermediazione tradizionale a dicembre 2025 è evidenziata da interessi netti che costituiscono più del 70% dei proventi operativi complessivi, a conferma di un modello di servizio legato al credito e al territorio. I numeri attuali legittimano l’ambizione del piano ma richiedono, per la sua realizzazione, la partecipazione strategica delle rappresentanze dei lavoratori in coerenza con i valori cooperativi» . Lo dichiara Domenico Iodice, segretario nazionale First Cisl, al termine della presentazione ai sindacati del nuovo piano d’impresa del gruppo Iccrea.
«In base ai dati della Fondazione Fiba di First Cisl, Iccrea è già oggi in prima fila per numero di sportelli in Italia. Il forte presidio della rete, in controtendenza rispetto al settore, dimostra – prosegue Iodice – che la prossimità cooperativa, che pure ha un inevitabile costo operativo, è investimento produttivo capace di un dirompente effetto-leva, soprattutto in tempo di digitalizzazione».
«Presteremo inoltre grande attenzione a come saranno implementate le nuove tecnologie e l’Ia, alla luce degli annunciati investimenti. Occorrerà sviluppare insieme una coraggiosa e originale tecnologia cooperativa, da offrire come strumento di prossimità al servizio dei lavoratori e non per sostituire o comprimere occupazione e livelli di servizio».
«Il piano di espansione del Gruppo Bancario Iccrea – commenta Silvia Lambertini, segretaria responsabile First Cisl di gruppo – è sicuramente sfidante. Conseguentemente, lo devono essere anche gli strumenti contrattati per la redistribuzione a lavoratrici e lavoratori del valore che si genera, perché il piano si fonda sulla partecipazione professionale e motivazionale. Occorre una gestione più aperta e avanzata delle ‘Persone Iccrea’, che valorizzi maggiormente il lavoro agile, il welfare e lo sviluppo professionale, senza trascurare adeguate misure di ristoro per chi sostiene il costo degli spostamenti. Il benessere dei collaboratori deve essere un obiettivo cardine del piano e misurarne la qualità e l’identità cooperativa. Il successo del piano – conclude Lambertini – dipende prima di tutto dalla capacità di progettare la valorizzazione, l’inclusione e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori».






