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Giorni decisivi per il destino del Venezuela. La Cisl sostiene il Sindacato di Carlos “Chino” Navarro

Gennaio 2019 - L’impegno della Cisl sul Venezuela è conosciuto e si rinnova costantemente. Il grande paese andino (tre volte la superficie dell’Italia) ha una ricchezza straordinaria di materie prime che ha attirato negli anni grandi flussi migratori, con una comunità italiana di 160000 iscritti all’anagrafe ma di circa un milione di persone se si contano i discendenti di seconda, terza e quarta generazione. Molti italiani avevano infatti deciso di trasferirsi, di investire e scommettere il proprio futuro, moltissimi erano partiti semplicemente per cercare e trovare lavoro, quando da noi negli anni ‘40 e ‘50 la miseria era imperante ed il Venezuela appariva una terra promessa. La comunità italiana trovò accoglienza e si integrò nel tessuto economico e sociale del paese, anche se nel tempo ha poi dovuto convivere con una costante instabilità politica, dovuta alla gestione di queste grandi ricchezze, in primis il petrtolio, che ha generato corruzione e determinato sempre assetti di democrazia “fragile”.

Negli ultimi venti anni si è imposto un regime fuori dal tempo, ispirato ad un anacronismo imbarazzante, un “mix” tra comunismo, “caudillismo” e fascismo, prima con un leader militare, Hugo Chavez, e poi con un ex sindacalista del settore dei trasporti, Nicolás Maduro, che ha occupato il potere dapprima con grande consenso popolare, soprattutto espressione delle classi più disagiate di una realtà segnata da enorme sperequazione economica, poi sempre di più con elezioni “discutibili”, interpretazioni disinvolte delle norme Costituzionali, polarizzazione del paese.

E intorno al “chavismo”, e al suo ultimo e meno credibile interprete Nicolas Maduro, si è registrata una tolleranza benigna delle formazioni politiche progressiste in giro per il mondo e un appoggio palese da parte delle forze progressiste (anche dei Sindacati) in America Latina, pronte sempre a difendere chiunque alzi la bandiera “contro l’imperialismo capitalista”, anche quando è indifendibile. La situazione del Venezuela oggi è sotto gli occhi di tutto il mondo, il paese è allo stremo, tracollo economico, povertà, malattie, code di persone alle frontiere con Brasile e Colombia, molte migliaia di famiglie si spingono fino all’Ecuador, alla ricerca di uno status di rifugiato, le responsabilità del Governo impossibili da nascondere e da giustificare.

Per l’ennesima volta in questi giorni e in queste ore, la situazione politica è entrata in fibrillazione, facendo crescere pericolosamente il pericolo di una deriva verso la guerra civile. Dopo il giuramento come Presidente dell’Assemblea parlamentare di Juan Guaidó, eletto il 5 gennaio ed il rinnovo cinque giorni dopo del mandato presidenziale di Nicolás Maduro, che da due anni non riconosce il Parlamento pur democraticamente eletto, il balletto dei disconoscimenti reciproci è ripartito con grandi assembramenti popolari che hanno riacceso il conflitto politico sempre sul punto di esplodere...e già si contano oltre 20 morti negli scontri tra le due fazioni in campo, che ad ogni occasione sperano di arrivare al braccio di ferro finale. A complicare le cose l’auto proclamazione come Presidente del paese di Juan Guaidó ed il contraddittorio panorama internazionale, con la corsa a riconoscere e sostenere l’uno o l’altro antagonista (Trump, sempre “elegante”ed “opportuno”, Putin, la Cina...il balbettio dell’Unione europea), posizionamenti per interessi di parte che non aiutano a recuperare un clima di confronto democratico che realizzando invece libere e democratiche elezioni possa restituire certezza dello stato di diritto, serenità e ripresa economica per risalire dal pozzo senza fine in cui è sprofondato il paese. Depotenziato completamente il tentativo estremo, per evitare l’esplosione del conflitto, di una mediazione diplomatica guidata dal Vaticano ed alcuni paesi europei (insieme a Spagna e Francia anche il generoso impegno del nostro Ministro degli Esteri Enzo Moavero), che hanno provato a proporsi come punto di contatto per fare incontrare le parti in contesa. Nel fine settimana un tentativo di “forzare” la situazione con la richiesta entro 8 giorni di elezioni democratiche da parte di Spagna e Francia, che hanno rotto gli indugi e lanciato una offensiva diplomatica che ha come obiettivo quello di far rapidamente uscire il paese dall’”impasse”. Indecisa l’Italia, con l’ennesimo scontro tra le componenti del Governo (Salvini in appoggio a Guaidó ed un improbabile Di Battista, che compare sulla scena per sopperire al silenzio imbarazzante di Di Maio ed al panico di Conte, che sostiene invece Nicolás Maduro...). Non sappiamo mentre scriviamo che evoluzione ci sarà nei prossimi giorni.
La Cisl nelle prime ore della escalation del conflitto, attraverso le parole della Segretaria Generale Annamaria Furlan, ha subito appoggiato il tentativo di mediazione del Vaticano e dei Governi europei, in coerenza con la storia dei movimenti “non violenti” nel cui solco il Sindacato si colloca con il suo “dna”, ma soprattutto ha espresso tutta la propria solidarietà alla comunità italiana ed al movimento sindacale venezuelano, oggi rappresentato dall’Alianza Sindical independiente (ASI) di Carlos Navarro, Organizzazione affiliata alla famiglia sindacale internazionale. Il Sindacato venezuelano si trova in questi mesi tra l’incudine ed il martello, disconosciuto ed avversato dal Governo, mentre tenta di tenere alto l’impegno di dialogo sociale in una economia devastata e prova a ricostruire dal basso, pur nelle contraddizioni immense della politica e della società venezuelana, livelli di dignità di vita per i lavoratori e per le loro famiglie.

E dispiace che non vi sia stato cenno dell’Organizzazione sindacale venezuelana nei comunicati della CSA (la Confederazione sindacale delle Americhe), così come nei comunicati che importanti Sindacati europei hanno diramato nelle ore successive all’esplodere del conflitto. Una risoluzione di urgenza, approvata dal Congresso della Cgil nelle sue ore conclusive, ha subito qualche critica da organi di stampa, ma la Confederazione di Corso d’Italia ha chiarito subito la propria equidistanza dalle fazioni in campo in Venezuela. L’attività diplomatica è frenetica in queste ore per evitare ancora bagni di sangue, Maduro e Guaidó stanno mandando tenui segnali di disponibilità per trovare soluzioni condivise rispetto alla gravissima crisi, la sensazione della comunità internazionale è che ci si trovi ormai ad un punto di non ritorno, per cui nei prossimi giorni (in cui ci auguriamo non si faccia ricorso alla violenza), potrebbe esserci la vera svolta per il futuro del popolo venezuelano.

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