Coronavirus. Cisl all’audizione in Senato: "Estendere smart working con la contrattazione, potenziare ammortizzatori, realizzare politiche attive, contrastare il sommerso

Senato Palazzo MadamaRoma, 5 maggio 2020 - "Ad inizio maggio in Italia oltre la metà degli occupati riceve un sussidio pubblico, segno della violenza della crisi ma anche dell’ampiezza degli interventi di tutela messi in campo. Dalle diverse indennità sono però rimasti esclusi i lavoratori domestici, i lavoratori intermittenti, i lavoratori autonomi occasionali, i lavoratori occupati con contratto di prestazione occasionale (ex voucher), i frontalieri, i tirocinanti, che vanno ricompresi nel nuovo decreto.

 

Agli ammortizzatori già messi in campo dovrà aggiungersi la proroga della Naspi e della DisColl per un periodo congruo per tutti i lavoratori ai quali è scaduta o scadrà nel corso del 2020. A ciò va affiancato una misura di reddito universale per quanti impegnati involontariamente nell’area del lavoro grigio e sommerso ed anche rivolta a inoccupati , famiglie prive di reti di protezione sociale. L’emergenza covid ha evidenziato che disponiamo di buoni strumenti di tutela per il lavoro dipendente, se parliamo di contratti standard e di datori di lavoro sopra i 5 dipendenti, si tratta quindi di rafforzare il sistema degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro facendovi rientrare i datori di lavoro con meno di 6 dipendenti. Invece le coperture sono scarse per categorie come gli stagionali, i lavoratori dello spettacolo, il lavoro autonomo non imprenditoriale, per i quali va previsto un sistema di tutela della disoccupazione rafforzando la naspi, allungandone la durata e superando il decalage, nonché prevedendo una indennità per gli autonomi iscritti alla Gestione Separata Inps.

La riforma vera è il collegamento, per ora previsto solo sulla carta, con le politiche attive del lavoro, perché nei prossimi mesi sarà fondamentale avere a disposizione strumenti per riallocare lavoratori non solo da un posto di lavoro ad un altro ma anche da un settore ad un altro. Nella fase di uscita dall’emergenza le aziende tenderanno ad assumere soprattutto a termine, quindi vanno sospesi l’obbligo di causali di legge e del contributo dello 0,5% per ogni rinnovo.

Per la graduale riapertura si dovrà continuare ad utilizzare lo smart working su larga scala, essendo di fatto lo strumento a maggiore impatto sul distanziamento sociale non solo nei luoghi di lavoro ma anche sui mezzi di trasporto pubblici. Superata l’emergenza il lavoro agile non deve tornare ad essere l’eccezione, ma dovrà avere larga diffusione per il contributo importante che è in grado di fornire alla conciliazione vita-lavoro, alla produttività, al decongestionamento del traffico e all’ambiente. Ciò è realizzabile con la contrattazione aziendale.

Resta il tema di una riduzione contrattata degli orari per tutte le attività per le quali il lavoro agile non è impiegabile. La strada da perseguire potrebbe essere quella di accordi quadro nazionali da sperimentare tramite accordi aziendali, prevedendo la possibilità per il lavoratore di scegliere tra una riduzione dell’orario a parità di retribuzione, in cambio di maggiore flessibilità oppure la conversione in riduzione di orario di parte dei premi di risultato.Infine l’emergenza covid ha portato in drammatica evidenza che i lavoratori più colpiti sono stati quelli impiegati nel sommerso : non solo hanno perso il lavoro ma non hanno neppure diritto alle tutele.

Per i settori più esposti vanno messi in piedi strumenti specifici, guardando per il lavoro domestico all’esperienza francese, dove la famiglia può scegliere fra diversi fornitori accreditati e godere di agevolazioni fiscali e puntando ad una regolarizzazione dei lavoratori immigrati per favorire la regolarità del lavoro nel settore agricolo".

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